L'inferno, a procacciare scampo a' Maomettani, desta in mare una orribile procella; ed Amedeo, abbandonato il cavallo, e postosi a nuoto, invoca nel pericolo estremo il favore di S. Maurizio (st. 28). Ed il Critico molto severamente ne rimbrotta il Poeta: «Et quand il le fait plaindre et lamanter de peur de se noyer, ne le fait il pas faible et perdu de courage? mais quelle action de courage et de prudence lui attribuet il?» Il critico era scrittore di romanzi; e in questo genere di libri non vi ha virtù naturale nè eroica; ma tutto è tolto dalla immaginazione e spinto agli estremi. Il qual difetto parmi di ravvisare in questo tratto della sua censura; perciocchè sarebbe stupidezza, non valore, il non sentir dispiacere di morirsi per naufragio. Il Chiabrera si ricordava dell'Eneide lib. I, non delle virtù romanzesche.

S. Maurizio ascolta la preghiera del Duca; discende a consolarlo; e gli narra le glorie de' principi di Savoja di lui predecessori. Il cav. d'Urfè con più di ragione condanna questa parte del poema; adducendone tre motivi; che i fatti degli antenati non dovevano essere ignoti ad Amedeo; che non v'ha ragione di far palesare da persona venuta dal Cielo le cose scritte nella memoria degli uomini; che non era quello il momento di trattenere Amedeo ad udire il racconto di S. Maurizio.

CANTO XVI.

ARGOMENTO.

Desta Megera in Periandro ardire D'ancidere AMEDEO con uno strale; Ma rese van l'iniquo suo desire Angelo eletto, e lo stornò con l'ale: Perciò l'accolto in sen vuol reo martire Disfogar contro lui mostro infernale. Vola in Eden MAURIZIO, e coglie frutto, Onde in vigore è il gran guerrier ridotto.

I

Ei così disse: e disparì qual vento Lasciando ivi soletto il gran Guerriero, Che de l'alma beata a i detti intento, Suoi ritorni aspettar facea pensiero; Volgesi intorno, e che di puro argento Da vicin trascorrea dritto sentiero Scorge un ruscello, e per fiorita riva Che verso l'Oriente al mar sen giva.

II

Mentre che per la via cheto s'affretta Dipartesi in tre rami, ed un verdeggia Sì come è verde in su quel suol l'erbetta, L'altro sì come foco arde e lampeggia; L'acqua del terzo è così bianca e netta, Che par ch'a neve pareggiar si deggia Quando in cima di monte ella discende, Nè scuro turbo in suo cammin l'offende.

III