Feansi veder su l'una e l'altra sponda Sette pallidi olivi, e sette allori, E quattro palme, cui nudria la fronda Tenor soave di celesti ardori; Nè prendea sorso de la limpida onda, Nè trapassando ingiuriava i fiori, Nè selvaggio animal gonfio di tosco Era unqua cittadin del picciol bosco.

IV

Ben su l'alto de' rami infra le foglie Mirar si lascia il Pellican benigno, Che cotanto d'amor nel petto accoglie, Ch'ei stesso per amor sel fa sanguigno; Guardando inverso lui canti discioglie, Nè stancar se ne sa candido cigno, E passer solitario a' cari accenti Disposto è sempre e ne raccheta i venti.

V

Mirabile soggiorno; in lui riposo Ricercando AMEDEO ripose il piede, E di MAURIZIO sopra il dir pensoso Appoggia il fianco ad un bel tronco, e siede; Ma pur su l'erba, e tra le piante ascoso Con lo sguardo infernal Megera il vede, E tra gli orror de la gentil dimora Pensa di far, che nol temendo ei mora.

VI

Prende fra' Turchi fuggitivi un volo, E dove è Periandro affrena i passi; Era costui di Boristen figliuolo, Supremo arcier fra' popoli Circassi; E gli dicea: se ti percote il duolo De' nostri in guerra sbigottiti e lassi, E dati a morte, e se nel cor disire Ti sfavilla di gloria, odi il mio dire.

VII

Il grandissimo Duce, al cui furore Il campo d'Ottoman venuto è manco, In quel bosco colà trapassa l'ore Steso su l'erba infievolito e stanco; Or se a vera virtù risvegli il core, Vientene meco, e gli saetta il fianco; Senza risco il farai, ch'ei non attende Piaga nemica, e sonno forse il prende.

VIII