Brami tu per mercede a tuo diletto Donarsi schiava una gentil donzella, La qual su piume d'amoroso letto Ti sia compagna ne l'età novella? Farò, che tu l'avrai; ma se nel petto Chiudi disio di governar castella, O pur su navi comandar nocchieri, Giuro, che non fian vôti i tuoi pensieri.
IX
E Periandro rispondeva: è chiaro Quanto la destra d'AMEDEO feroce Fulminasse in battaglia; altro riparo Non fu ver lui, salvo fuggir veloce; Io, s'egli dorme, o se l'invitto acciaro Riposar lascia, ascolterò tua voce, E farò col vigor di questa mano Che mi deggia pregiar l'alto Ottomano.
X
Premio de l'opra mia non fia ricchezza, Nè con imperio vuò solcare i mari, Nè governar città; mio cor non prezza Il travagliar per disiderj avari; Se mercè mi si dee, cheggio bellezza, Onde ho tormenti, ed i tormenti ho cari, Ed onde afflitto mi consumo in pianto, E pur per lei del lagrimar mi vanto.
XI
Ella nacque in Bitinia, ed è donzella Per le cui man Sultana usa adornarsi; Chiamasi Barce, e non è turca ancella, Che seco di virtù possa adeguarsi; Dir, ch'ella sia gentil, ch'ella sia bella, Che per lei d'infiniti i cor sieno arsi, È travagliar in van, nessuno il nega; Sì fatto guiderdon per me si prega.
XII
Ei sì dimostra il suo desire aperto; Ma che sua voglia rimarrà gioiosa Il demon lusingando il rende certo, Indi lo scorge ove AMEDEO riposa; E gli dicea: ben mille volte esperto Fu cotesto arco tuo d'opra famosa, Ma se con esso il gran nemico ancidi, Arco non fia giammai, che non t'invidi.