Ecco che da noi volto il tergo espone A strali, l'ora a saettare invita; Trafiggi le dure ossa al fier Campione; Io sarò teco, e porgerotti aita. Come ha detto fin quì, ratto depone La forma, onde al Circasso era apparita L'aspra Megera, ed invisibil torna, Ma pur da presso al buono arcier soggiorna.

XIV

Ed egli al disparir volve le ciglia A le parti propinque, a le lontane, E scendegli nel cor gran meraviglia Sovra il pensier de l'apparenze strane; Non per tanto di men fidanza piglia Che sian state le voci altro, ch'umane, E fatto lieto a saettar s'accende, E con bramosa man l'arco riprende.

XV

A gran balena il più duro osso tolse Il buon maestro del guerrier lavoro, Ed in lucida pelle indi l'avvolse D'aspro serpente, e stelleggiolla d'oro; Saetta sì possente iniqua non sciolse Da corda tesa sagittario Moro, Che frale in corso non lasciasse e lenta Lo stral, che da quest'arco il Turco avventa

XVI

Fu già stagion, che ne la Frigia terra Fecersi ad Agasirto onori altieri, Frequentando la tomba, ove ei si serra Duci in quel Regno per virtù primieri; Spronossi allor per simulata guerra; Assalto di piacer, forti destrieri, Ed in robusta lotta altri sudaro, Ed inverso le mete altri volaro.

XVII

Ma fra color, ch'esercitar l'ingegno Solean spingendo le saette a volo, Toccò più volte Periandro il segno, E fra cotanti ei vincitor fu solo; Però di sì bello arco il fece degno Anzi il cospetto de l'immenso stuolo La destra d'Ottomano, e per tal pregio Egli appellossi il Sagittario egregio.

XVIII