XII

Così sarpossi, e l'ampie vele alzaro Lunghi nel mare a ritentar viaggi; Allora in Asia m'apparì men chiaro Il Sole, e foschi rimirai suoi raggi; E solo a' sensi miei vita serbaro I mandati da lui spessi messaggi, E col pronto pensier la rimembranza E la sì cara a gli amator speranza.

XIII

Ma pur le ciglia lagrimose e meste Portai mai sempre; e vaghe piaggie e liete Furonmi lassa a rimirar moleste, Nè da' sonni notturni ebbi quiete; S'a te l'armi d'Amor son manifeste, O mai cadesti a l'invisibil rete, Non mi saprai negar, che non sia forte Di lontananza il duol come la morte.

XIV

Che far dovea? de le guerriere imprese Il fine aspetto? la dimora è rea; Vadone a lui? se mi partia, palese Vario contrasto apparecchiar vedea. In cotale stagion dunque si prese Il consiglio per me, che rimanea; In militari spoglie io mi rinvolsi, Ed a la vecchia madre indi mi tolsi.

XV

Chiara di sangue una compagna sola Eleggo taciturna a mio conforto; Dassi de' remi in acqua, il legno vola, Giungo di Rodi lietamente in porto; Quì d'Alfange dimando, altra parola Misera non udii, salvo egli è morto; Ah fossi stata sorda e stata muta, O sommersa nel mar pria che venuta.

XVI

Velasco, duce de le torme ispane, Crudo il trafisse; io di morir fermata Tutto oggi seguitai l'arme ottomane, Ed era meco la compagna armata; Fu nostro voto ritrovar quel cane E co' denti sbranar la carne odiata, Ed il sangue succhiar de l'empie vene, E per tal guisa vendicar mie pene.