XXII
E pur da me ne la battaglia dura Fu la compagna mia dianzi divisa; Or chi le narrerà l'aspra ventura De le mie piaghe? ch'io rimasi ancisa? Deh ritrovarla, o Cavalier, procura, Se sei pietoso, e del mio duol l'avvisa: Perchè de la compagna almen si dolga E le misere membra indi raccolga.
XXIII
Ha purpureo cimier, purpurea vesta E ne lo scudo l'immortal Fenice; Senza destrier co' piedi il suol calpesta; E nacque in Perga; il nome è Berenice. Qui subita d'amor calda tempesta Sorge nel petto a Dardagano, e dice: Non morir, no, le mie preghiere intendi, Salva te stessa, ed a sperare apprendi.
XXIV
Forse dolce stagione anco ritorna; Ma Berenice nel guerriero orrore Come lasciasti tu? dove soggiorna? Averà scampo dal cristian furore? Ah che de gli occhi e de la fronte adorna Son posto in fiamma e mi si stempra il core; E de le chiome e del bel volto a i rai Sono i miei spirti inceneriti omai.
XXV
Mentre il Turco dicea, dal dolor vinta Languia la Donna e già veniasi meno, Ed in freddo pallor tutta ritinta Faceasi de la fronte atro il sereno; E già la luce è ne lo sguardo estinta, E già s'ammorza il respirar nel seno. Dardagan fiso la riguarda e piange; Ella trapassa, e mormorava Alfange.
XXVI
Poco presso la Donna il piè riposa Sovra il sanguigno suol stesa e gelata Del Turco cavalier l'alma amorosa Per fervido desir tutta agitata; E spesso cangia via, creder non osa Che sia tra' rischi de la gente armata La gentil Damigella, e quinci ei prende A lei cercar fra le disperse tende.