AL CANTO XVIII.
«Nel XVIII si raccontano gli amori di Panta e di Alfange; e di Dardagano e di Berenice.» Questo è l'argomento postovi dal Poeta.
Le censure del Cavaliere d'Urfè sovra questo canto sono due. Ecco la prima: »Pante raconte a Dardaganio ( sic ) sa fortune, estant si blessée, qu'elle meurt a l'heure mesme: le poete la fait amuser en cet estat a descrire des choses ou il ny a pas apparance, comme a particulariser la beauté des habits d'Alfange et de son cheval, ny ayant pas apparance que se santant deffaillir elle s'amusat a ces petites choses.» Non ardirei allontanarmi dall'opinione del Critico.
Trascrivo la seconda: «Le discours long de Dardagonio ( sic ) avec sa maistresse est hors de temps, car il s'amuse a desduire (leg. descrire ) les habits de sa maistresse et la douceur de son chant au lieu de vanger Pante, d'en aller querir le corps et l'enterrer, ou faire quelque autre chose conforme au lieu, au temps et la personne.» È verissimo che Dardagano si piace nel descrivere il vestire e l'adornarsi il capo di Berenice; ma non trovo che si fermi a parlare del canto di lei; avendolo appena ricordato nell'ultimo verso della st. 38:
Lieta formavi ora sorrisi, or canti.
CANTO XIX.
ARGOMENTO.
Sotto mentito volto un demon reo Prende a Folco narrar fìnta novella, Che la turba in seguir, cadde AMEDEO, E fu estinto nel mar dalla procella; Ma l'inganno infernal nulla poteo, Che il confortò con l'immortal favella L'Angelo dell'Eroe: così la speme Del soccorso vicin, fa ch'ei non teme.
I
Fiero intanto Ottoman per varia strada Riversando da gli occhi incendio d'ira. Vibra nei Rodïan fulminea spada Là, ve più forte contrastarsi mira; Ma ch'a terra disperso il popol cada Sotto il fìer Turco Telamon sospira, E parte freme, e dentro il petto altiero Ei così favellava al suo pensiero: