II

Deh che discerno? ogni faretra, ogni asta Oggi in battaglia a' Rodïan vien meno? Ed al grande AMEDEO forza non basta Sì che questo leon si tenga a freno? Or se per nostro scampo in van contrasta L'ultimo sforzo del valor terreno, Ombra oscura di morte oggi mi copra, Ma procacciando onor per nobil opra.

III

Disse, ed al fianco egli ripose il brando; E diè di man su la sanguigna riva A l'armi d'uno arcier, che palpitando Giacea piagato, e sul morir languiva; Era di Smirna abitatore, e quando Spogliar sentissi, egli la bocca apriva, E sollevando gli occhi omai già spenti, La voce appena egli spiccò da i denti:

IV

Oh di quale arco intra più forti eletto Signor diventi, e di che strali egregi? Se vero Turco sei, prendi diletto Infra Cristian di saettarne i Regi. E Telamone: i tuoi consigli accetto, Moverò con queste armi a sommi pregi, E s'oggi a segno i miei desiri andranno Saetteronne il cor del tuo tiranno.

V

Più non disse egli; e l'uno e l'altro corno Piega de l'arco, e fa volarne il dardo, Che fende l'aria, e sibilando intorno Al gran nemico se ne vien non tardo; Fora di bei tesor lo scudo adorno, Ma de l'arcier non ubbidisce al guardo, Che ne l'odiata gola il tenne fiso, Vedere amando l'avversario anciso.

VI

Quinci fier Telamon la spada afferra, E sì sen va su la calcata arena, Che giunge ad Ottoman per fargli guerra, Che la saetta era posata appena; Giovine capriol, che rapido erra Lunge da i can, che 'l cacciator scatena, Con corso men leggier trascorre l'erba, Che del timido piede orma non serba.