Però cediam; con questi avanzi io spero Tornare in Asia, e ristorando i danni Al figlio d'Ottoman guardar l'impero Fin ch'egli giunga de lo scettro agli anni; Dunque ciascun di voi svegli il pensiero, E le sue squadre a raunar s'affanni, E per l'ombra notturna armando i legni Senza dimora veleggiar s'ingegni.

XII

Tu ver le tende di Sultana andrai, E palese farai nostra partita A sua grandezza, e come è giusto avrai Cura, Ebrain, de la real sua vita. Così non vil, ma cauto in mezzo a guai Bostange favellò con fronte ardita, E sprezzando egualmente ogni riposo Alcun di quei baron non fu ritroso.

XIII

Ma ciascun mosse, ed al disperso stuolo La legge del partir fa manifesta, Che come notte più ricopra il polo Ogni bandiera a navigar sia presta: Sì come in lunghe file erra sul suolo, Nè trasportando salme unqua s'arresta Di formiche un gran popolo; talmente Sen giva al mar la comandata gente.

XIV

Solo Ebrain verso Sultana il piede Volgendo afflitto da sua fè sospinto L'alta donna trovò che 'n terra siede Presso il feretro del signore estinto; Ivi che piange e che sospira ei vede, E ch'oggimai di morte il viso ha tinto, E che sommersa nel cordoglio e lassa Su la sinistra palma il capo abbassa.

XV

Da prima entrando il Cavalier l'inchina, E seco geme a quel dolor cotanto, Poscia con lento piè le s'avvicina, E guarda in terra e stassi immoto alquanto. Scorgendo il suo fedel l'egra Reina Stima ch'ei vegna a rasciugarle il pianto, Nè volendo a sue pene atroci ed empie Conforto sofferir, scote le tempie.

XVI