Poi dice: indarno movi al mio martire Racconsolar, ch'ogni conforto ei schiva: Di Sultana il conforto oggi è morire, E fora biasmo il rimaner più viva. Ascoltando Ebrain, che al suo desire L'addolorata donna il varco apriva, Discreto da lontan move a tentarla Con detti oscuri, e sì con essa ei parla.

XVII

Grandemente amerei nel caso indegno Ragione aver da consolar tua pena; Ma perder tuo signor, perder tuo regno, Tra nemici aspettar dura catena, È tanto affanno che trapassa il segno, E d'ogni aita a disperar mi mena, E fa mestier nel così gran dolore Di forte destra e di non debil core.

XVIII

Ma pur nel mondo ogni minaccia, ogn'ira, Ogni grave miseria anco sostiensi. Sì dicendo da lei gli occhi non gira, Tutto intento a spiar ciò ch'ella pensi. Ed ella giù nel cor prima sospira, Soggiunge poscia: di martiri immensi Altra vivendo non rifiuti il peso, Ciò non fia certo di Sultana inteso.

XIX

A che deggio, Ebrain, dianzi beata Via più d'ogni Reina altra terrena, Farmi al mondo veder serva, legata, Vinta le braccia e i piè d'aspra catena? Qui dentro i Rodïan, gente spietata, Forse ho da trastullar con la mia pena, E di quì tratta per Italia alfine Ho da soffrir le ferità latine?

XX

Unqua al fiero AMEDEO vedran le genti Piegarmi in atto di supremo onore? E baciar quelle man che fur possenti Dar percossa di morte al mio signore? Me, me de l'alto Ciel fulmini ardenti, Prima traete a l'infernale orrore; Me, me togliete a l'esecrabii sorte; A voi mi volgo, io d'Ottoman consorte.

XXI