Così nel caso miserabil, rio Ella il suo nobil cor mostrava aperto, Ed ei del suo signor mostra il desio, E lascia in bando il ragionar coperto: Vera Regina, e che più dir degg'io? Su tua miseria il tuo pensiero è certo, E certo a te sottrai d'alti perigli Altieramente il tuo gran cor consigli.

XXII

Sultana allor: se la presente sorte, E se 'l risco vicin di maggior pianti A farmi dolce reputar la morte Oggi non fossero, Ebrain, bastanti, Pur la vita troncarmi esser dee forte Questo Re che trafitto emmi davanti, Cui fermamente io so che fui diletta, E che pur con desio seco m'aspetta.

XXIII

Così diceva, e con l'eburnea mano Asciuga i lumi nubilosi e mesti; Cui rispose Ebrain: non credi in vano, Di creder ciò mille argomenti avesti; Pur dirne un grande io vuò: dianzi Ottomano Chiamommi in sul vestir gli acciar funesti, E disse: io muovo in su l'assalto estremo Contra AMEDEO, nè de la morte io temo.

XXIV

Temo ben io, che s'egli avvien ch'io mora, Sultana incontrerà strania ventura, E sì fatto timor tanto m'accora, Che del morir la pena è via men dura; Deh ch'ella meco se ne venga allora, O diletto Ebrain, seco procura; A mio nome con lei raddoppia i preghi, Che 'l segno estremo di sua fè non neghi.

XXV

Qui tacque il servo; e la Reina volse Il volto impresso di più reo tormento Verso le membra d'Ottomano, e sciolse Voce interrotta da mortal lamento: Ah mio Re, cui nemico empio mi tolse Quando più n'era il mio desir contento, Sì poco dunque la mia fede espressi, Che tu venirne in dubbio unqua dovessi?

XXVI