ANNOTAZIONI
AL CANTO XXII.
Non poteva farsi argomento più breve di quello postovi dal Poeta: «Nel XXII. Sultana s'avvelena.»
Una sola critica osservazione si legge nel ms. del Cav. d'Urfè, ed è la seguente: «Ce chant est beau et tragique, mais il me samble que les plaintes de la nourrice et du valet de chambre sont trop longues, parce qu'aux choses tristes il faut estre brief, parce qu'autremant l'esprit du lecteur se lasse et s'ennuye grandement.» Ottimo è il suggerimento del Critico; e fu detto anticamente, niuna cosa asciugarsi più presto delle lagrime.
CANTO XXIII.
ARGOMENTO.
Ove del gran Batista il nome onora Popol devoto, i Cavalier sen vanno; Quivi l'Eterno Dio ringrazia e adora AMEDEO genuflesso; ed ogni affanno Sgombro da lui con lode in sino allora Incontro al truce Saracin tiranno Ricorda Doroteo. Fuggon, ma rotte Il vasto mar le infide navi inghiotte.
I
Già trascorrea del ciel l'alto sentiero, Notte più scura; ed AMEDEO piagato Vigilando tenea fisso in pensiero Ciò ch'egli udì dal messaggier beato, Ch'ei ben de la vittoria andrebbe altiero, Ma che del viver suo fora troncato Lo starne in Rodi; onde devoto e forte S'apparecchiava a la propinqua morte.