Sforza il fievole corpo, e sovra il letto In zelo ardendo le ginocchia piega E giunge umile ambe le palme al petto, E sì la lingua inverso Dio dispiega: Signor, se come il tuo messaggio ha detto Più de la vita a me spazio si nega, A tuo grado, o Signor, l'alma si sciolga, Ma sia tua santa man, che la raccolga.
III
Poi da gli occhi versando un caldo fiume Largo chiedeva a' falli suoi perdono; Ed ecco sfavillar mirabil lume, Di cui s'udia via più mirabil suono; Il gran Batista ivi battea le piume, Del santissimo aspetto i fulgor sono Ch'ivi splendeano; e per divin decreto Voci formava ad AMEDEO far lieto:
IV
Inclito Eroe, per la cui man sì forte Sorge, la fè che 'l Vatican sublima, Acciò splendesse il tuo valor, di morte Ti si fe' motto del Filermo in cima; Ma d'altrove morir t'è dato in sorte, E palme illustri adorneranti prima; Sveglia l'anima invitta a novi vanti, Mentir non sanno i messaggier stellanti.
V
Così gli disse; e di licor soavi Dolce la piaga inonda; ella repente Salda diviene; e mitigar le gravi Angoscie, e franco il Cavalier si sente. Giunse il Batista allor: verso le navi Affretta il piè la sbigottita gente, E sarebbe ragion stringer la spada, Ed a la fuga lor romper la strada.
VI
Ma nol farai; vuole il Monarca eterno Contra loro agitar l'onde marine; E poi ch'ad onta del dannato inferno Rodi de' rischi suoi rimira il fine, L'armi, ch'avesti tu dal Ciel superno Io porterolle a le magion divine, E là ne l'alto serberansi appese Per darle a' tuoi ne le più gravi imprese.