Non parlo in van; ciò che lassù nei cieli Dal supremo Signor non mi s'ascose, Quì consiglia ragion, ch'oggi io riveli; Ascoltami e gioisci: opre famose In soggiogar tiranni aspri e crudeli, In calpestar corone ingiuriose, Faran pur con queste armi i tuoi sublimi; Ma duo fra tanti appariranno i primi.

VIII

Nè creder tu ch'entro sanguigno acciaro De gli aspri assalti a la stagione orrenda Deggia il nemico aver lungo riparo Ove a l'incontro un di costor contenda; L'alme de l'universo il vedran chiaro Quando avverrà ch'EMANUEL s'accenda, E che 'n battaglia fier fulmini spanda, Ingombrando d'orror l'onda normanda.

IX

Fremeran l'armi de l'Europa; ed arsi Andranno in ira i regnator possenti, Onde di sangue e di sudor cosparsi I campi ondeggieran d'atri torrenti, Ma poi che i grandi altieramente apparsi Porransi in fuga, o sotto lui fian spenti, Darà, traendol di dolor profondo, Quel sommo Eroe leggi di pace al mondo.

X

Succederan de le rie trombe ai crudi Rimbombi suoni a belle danze eletti, E de gli usberghi in su le dure incudi Faransi aratri, e dei dorati elmetti; Allor le muse, e fioriran gli studi D'ogni bell'arte nei terribil petti, E sbandito il furor, porransi in sede A ben regnar vera Pietate, e Fede.

XI

Nè meno Astrea, che a l'immortal soggiorno Avea già da la terra i piè rivolti, Con sue bilancie trascorrendo intorno Empierà di letizia i seni e i volti; Sì fatto il vincitor farà ritorno A gli scettri paterni a lui mal tolti, Ove innalzando al Ciel sommi trofei Godrà pregio real d'alti imenei.

XII