Poi del Giordano a le paterne sponde Fassi veder da l'orrida foresta, Ove gridando infra le turbe immonde L'erto cammin de la salute appresta; Evvi, ch'umile al Redentor diffonde Limpido rio su l'adorata testa; Evvi, che d'alto il Genitor rimbomba; Evvi fra lampi d'or l'alma colomba.
XXVIII
Altrove al Re di Galilea s'invia Là, dove ardor di caritate il mena A forte biasimar la fiamma ria, Che suggendolo va di vena in vena; Ma quei sì dolce le parole udia, Che pria lo strigne in ceppi, indi lo svena Tosto che per mercè vergine il chiede, Che 'n ballo mosse allettatrice il piede.
XXIX
Sì leggiadra le piante ella governa Quando s'indugia il suon, quando s'affretta, Che 'l Re commosso da dolcezza interna Par ch'a sua voglia il guiderdon prometta: Ella per appagar l'ira materna Procurava ingiustissima vendetta; Del gran Battezzator la morte prega; E ch'ei s'ancida il Galileo non nega.
XXX
Turba di Siri sagittaria scende De l'uomo giusto a le prigioni oscure; Egli il collo magnanimo distende, Sicuro a la carnefice secure; Sì bipartito da percosse orrende Fa larga fonte di sue vene pure; Stassi nel sangue il freddo busto involto; Il caro capo i rei ministri han tolto.
XXXI
Al fin rinchiuso entro reale argento L'aspra donzella il si vagheggia; e gode, Che 'l nobil teschio condennato e spento Sia di sue danze testimonio e lode, Ma pur ne gli occhi si leggea tormento Chiuso nel petto al dispietato Erode; Sì de la vita e del gran santo estinto L'ammirabile tempio era dipinto.