Ivi non prima i Cavalier crociati Entrano pronti a gli immortali onori Che trascorrendo van musici fiati Per dotta man su gli organi canori; Varca AMEDEO fra' popoli adunati Là dove cinto di perpetui ardori Dentro gran gemme il Redentor si serba D'infinite ricchezze opra superba.
XXXIII
Sovra ampio altar, cui porpora di Tiro Fregiata di tesor fascia ogni sponda, Erta splendea dì Nabateo zafiro Pur sovra base d'or mole ritonda; D'alti piropi luminoso giro Preziose colonne la circonda; Sovra loro, a mirar gran meraviglia, Posa cornice di rubin vermiglia.
XXXIV
Quinci s'innalza di topazio ardente Il tetto, e curvo si rinchiude al fine Tempestato di perla risplendente, Puro tesor de l'Eritree marine; Sul colmo si vedea l'asta possente. Sacra ne le vittorie alme e divine La bella croce, onde l'inferno è vinto; Ed ella rilucea d'alto giacinto.
XXXV
Or l'Italico Re lunga dimora Quivi fa cinto de' baron più noti Inginocchiato, e la grande ostia adora, Fisso nel suo Signor gli occhi devoti; Da lunge il vulgo; ed ei s'atterra ancora A Dio sciogliendo, o confermando i voti Nel risco fatti de la patria; intanto Ergeasi al Ciel de' Sacerdoti il canto.
XXXVI
Poi che su i sacri altar l'alto mistero, E fur gli uffici de la Fè forniti, Doroteo rese grazie al gran guerriero, E fur di lui cotali accenti uditi: Or che per la tua man fugge leggiero L'affanno, onde a ragion fummo smarriti, Giustissima ragion ne stringe il core A dar pregio di gloria al tuo valore.