Ma qual fia mai per così larga impresa Lingua mortale a faticarsi ardita? Tu de la Fè, tu de gli altar difesa, Unica tu de Rodïani aita; La fiamma rea per questi altari accesa Spegnesti tu; fosti a la debil vita Di canuti e d'infanti alto riparo; Ciascuno al fin le forze tue salvaro.

XXXVIII

Nei secoli avvenir, fra sudor tanti, I rischi tuoi ben d'ogni gloria degni Quanto grave imporran peso di canti Ai cari a Febo, ed a' sublimi ingegni? Ma perchè forse i tuoi mirabil vanti Quì lungamente d'ascoltar disdegni, Io reggendo il parlar come conviensi Cosa dirò, ch'ad ogni Re pertiensi.

XXXIX

In Chiaramonte a la sacrata guerra S'unirò un tempo i più veraci Eroi; Ivi Francia, ivi Scozia, ivi Inghilterra, E l'alma Italia ivi sospinse i suoi. Del sommo Dio, del suo Vicario in terra Udiro il prego ubbidienti; e poi Con mille trombe coraggiosi e fieri Chiamaro a le belle armi i buon guerrieri.

XL

Gli ampii tesor, che per ben lunga etate Frenando i suoi desir gli avi serbaro, S'aperser tutti; ed a le squadre armate I regni i Re cortesi anco donaro; Non fu per opra di si gran pietate, Non fu man scarsa e non fu petto avaro, E nulla altra vaghezza altrui ritenne, Ma ciascuno al desir giunse le penne.

XLI

De' figli amore il petto lor non vinse, Nol vinse amor de le gentil consorti; Studio del Ciel tutti infiammolli e spinse In mare e 'n terra a disprezzar le morti: Ben l'empio inferno in contra lor s'accinse; Ma nulla fu; chè coraggiosi e forti Più sempre ebbono l'alme e le man pronte, E di Sion voller vedere il monte.

XLII