Venti, dicea, che da principio venti Pria che 'n aria vi fosse il soffiar dato Nulla eravate; e con le man possenti Dio poi creovvi, e sì vi pose in stato; Udite, o venti, il suo volere attenti; Nel mar scendete e con terribil fiato Gonfiate l'onde e 'n suo cammin dispersi Siano i perfidi Turchi al fin sommersi.

LIII

Indi sul colmo de l'eteree sfere Ratto sen va per lo sentier superno, Là, 've d'Angeli sacri immense schiere Cantano gloria al gran Monarca eterno; Ed ecco sorge in su le piume nere Austro di Libia ad eccitar gran verno Contra le navi, e dissipate e rotte Nel grembo irato il vasto Egeo le inghiotte.

FINE DEL CANTO XXIII.

ANNOTAZIONI

AL CANTO XXIII.

L'argomento postovi dal Poeta dice brevemente così: «Amedeo risanato va coi Rodiani al tempio, e si rendono grazie a Dio per la vittoria.»

Le osservazioni critiche del Cav. d'Urfè sono molte, ma perchè fatte sul MS. non più rispondono in tutto al poema, qual si legge in istampa. Non piace, a cagion d'esempio, al Critico, che l'Autore faccia «predire par S.t Maurice les actions du Duc Emanuel Philibert et de V. A. ( del Duca Carlo Emanuele )…. il devoit mettre la bataille de S.t Maurice, et cela d'autant plus que c'estoit S.t Maurice qui parloit.» Ora nella stampa la predizione si fa da S. Giovanni Batista; e molto convenevolmente, essendo il protettore de' Cavalieri di Rodi.

Quanto ai fatti che il Chiabrera non fece predire, e che il Critico suggerisce come degni d'essere predetti, trovasi quello de la prise de Monferrat; ma il Poeta che si godeva una pensione sulla tesoreria del Monferrato concedutagli da' Gonzaga, allora principi Sovrani di questo paese, non doveva toccare una corda così delicata, trattandosi di fatto recentissimo, con certezza di offendere il Duca del Monferrato suo benefattore.

E perciò, tralasciando quelle cose che l'Urfè vorrebbe nel poema, che sono consigli non critiche, dirò di due difetti da lui notati in quest'ultimo canto. Nella St. 6. dice il Batista ad Amedeo: