III

Chino sul suol con lagrimevol fronte Nel Redentor fermava i guardi intenti, E giù dal seno a le preghiere pronte Apriva il varco tra sospiri ardenti: Quella pietà, che di Calvario al monte Già ti fece soffrir tanti tormenti, Quella nel punto estremo oggi ti pieghi, Sì che non lasci al vento i nostri preghi.

IV

Mira, che tratti ne l'angustie estreme Han da vicino irreparabil danno, E che i popoli tuoi fondar sua speme, Salvo che 'n tua clemenza, oggi non sanno; Ma cresce orgoglio, e minaccevol freme Più sempre in guerra l'Ottoman tiranno, E tutto gonfio il cor d'empia fierezza, Le forze umane e le divine ei sprezza.

V

Omai de l'ira tua l'arco disserra, Doma il superbo, e 'n sua miseria impari A depor l'armi, e non alzarsi in guerra Chi del tuo nome eterno odia gli altari: O fondator de la non mobil terra, Motor de' cieli, e correttor de' mari, Odi tua gente, che sospira e grida, E colma di cordoglio in te confida.

VI

Santi pietosi de l'uman tormento, Inchinatevi a lui, che non s'adiri Senza pietà: gran Precursor non lento Acompagna co' nostri i tuoi sospiri; E tu del Paradiso alto ornamento, Che sempre scampo a' peccator desiri, Oggi al nostro sperar porgi la mano, Madre di Dio, non mai chiamata in vano.

VII

Per cotal via da' tribolati petti Spargeano gridi nel supremo affanno Inverso il Cielo, e per quegli ampi tetti Voci di pianto e di pietà sen vanno. Poscia del tempio i Sacerdoti eletti Alternamente a salmeggiar si danno, E fan sonar di Dio le glorie sparte Con alto stil su le sacrate carte.