XIII
Sorta da l'Ocëan l'alba lucente Ne chiama a l'armi: io tue seguaci schiere Spingerò contra l'assediata gente, Se così ferma il tuo real volere. Gli risponde Ottoman: nel dì presente Mostri quanto ha valor, quanto ha potere Per la vittoria il mio gran campo: io poi Dò Rodi vinta in preda ai furor suoi.
XIV
Omai s'atterri; e tenebrosi ardori Volino al colmo de' suoi tetti egregi; Tolgansi a' templi le reliquie, e gli ori; E serbinsi a le donne onte e dispregi. Questo supremo dì de' suoi dolori Non vo', che risco, o mia fatica il pregi: Già così le sue mura ho tratte al piano, Che contra lei non fa mestier mia mano.
XV
E parmi udir, ch'a' Rodïani aita S'appressa omai; ch'uno AMEDEO sen viene. Venga quel fier: sia la sua destra ardita A farsi rimirar su queste arene. Io spogliando a costui l'armi e la vita, Tutto inondando il suol de le sue vene, Farolio agli altri Re ben chiaro esempio: Voi dentro a la Città fate gran scempio.
XVI
Sì minaccioso ei favellava; e d'ira Versa per gli occhi un duro incendio fuora; Poscia in verso i cavalli il passo gira, E con Araspe, ed Ebräin dimora. Quando non più parlar Bostange il mira, Chinando il capo il sommo Duce onora, Ed indi parte; e de l'armate schiere Favella ai Duci con sembianze altiere.
XVII
Ciascuno al fin de le battaglie intento Rivesta l'armi; ed infiammate in guerra I magnanimi cor d'alto ardimento. Hassi a sforzar l'assediata Terra: E del popol di Rodi il vigor spento, Dissipate le mura, onde ei si serra, Il fosso pien, da travagliarsi è poco Per entrar con l'insegne, e porla in fuoco.