VI

Anzi ti stai come caucàsea sponda Alzata al ciel presso le rive algose, Che giù nel basso centro il piè profonda, E sul dosso sostien foreste ombrose: Sorge Nettuno imperador de l'onda, Esercita su lei l'ire spumose; Ma benchè gli aspri fianchi ogn'or percota, Ella sprezza gli assalti, e stassi immota.

VII

Tal'era il gran Campion. Dal forte essempio Mosso è contra nemici alto drappello. Primier n'andò vago di far gran scempio Il nobil cor del Parmeggian Torello; Ma venne d'arco ben lunato ed empio Sibilando per aria empio quadrello; Ed al pronto guerrier piagò la coscia, Che zoppo andarne fu costretto poscia.

VIII

Un, che già bevve di Bologna il Reno, Nobil Campeggio, a Turacan s'avventa; E gli s'avventa uno Speron non meno Pianta gentil de l'Antenorea Brenta; Ed un cresciuto di Verona in seno Non punto contra i ferri il corso allenta: Nacque del sangue Fracastoro antico, Sangue di Febo e de le muse amico.

IX

Pronto ciascun ne la contraria sorte Lasciar di sè quaggiù lunga memoria, Ed acquistar con onorata morte Su per l'Olimpo non caduca gloria, Fieri movean; ma di ciascun più forte Acciar più forte maneggiava un Doria: Era Telefo altier: stringe la spada, Ed al rio Turacan rompe la strada.

X

Per questo ardir tanti nemici arcieri, Quanti su corde tese ebbono strali, Tutti contra il Campion spinsero fieri A bagnar nel suo sangue il ferro, e l'ali; Ma sen giro delusi i lor pensieri: Tante percosse in lui non che mortali, Anzi fallaci fur per varie guise: La Regina del Ciel così commise.