XVI

Se per nulla virtù nel mondo errante Fosse quel Duce a gli occhi miei non noto, Per ch'io ben lo gradissi, era bastante L'affermarsi da te, ch'è tuo devoto. Ne l'assalto mortal fermi le piante, Che 'l tuo giusto desir non andrà voto: Ogni percossa di nemica mano Contra la vita sua fia spesa in vano.

XVII

Ella così parlò: quinci secura Di quel buon cavalier fu la salute, Mentre cadean ne la battaglia dura Tanti baron tra le saette acute. Svegliare intanto Turacan procura Entro gli assalitor forza e virtute, Ed il suo stuol ne la cittate invìa, A cui dincontra il gran Orsin sen gìa.

XVIII

Perchè lasciaste, o di Gesù campioni, Sul fior de gli anni la paterna sede? Non perch'ognun di voi fama incoroni Qual difensor de la cristiana fede? Eccovi l'ora: a le più ree stagioni Vostro nobile voto or vi si chiede. Sì dice, e d'ogni intorno ei si rivolve Sparso di sangue, in nembo atro di polve.

XIX

Quinci ben pronto a gli ultimi soccorsi Con rattissimi passi ognun sen giva. Fra tutti primo un cavalier de' Corsi Prodotto d'Arno in su la nobil riva, Infra color, ch'a morte eran trascorsi, E fra la turba in guerreggiar mal viva Con intrepido piè giva veloce; Quando chiamarsi udì con fievol voce:

XX

Bardo, deh posa, e le mie voci ascolta, Ben che tempo crudel t'inviti a guerra; Breve ho da favellarti. Ei si rivolta, E scorge Cosmo de' Capponi in terra; Vedegli il busto, e l'armatura involta Nel proprio sangue, e ch'omai gli occhi ei serra; E segno di virtù palese e certo, Vedegli il petto in molte parti aperto.