XXXVI
In su quel punto dal fulgor profondo, Onde Egli avvolto immortalmente bea L'alme celesti, il Correttor del mondo L'eterno sguardo al grande Orsin volgea: Non è forza mortal, che trarlo in fondo Esser possa bastante, Egli dicea, Nè destra, che più forte abbia la terra, Può dargli palma di martirio in guerra.
XXXVII
Ed ei la brama, e da l'immobil core Più sempre caldi ne raddoppia i preghi; S'ascolti dunque omai: piaga d'onore L'anima bella dal mortal disleghi. Ei così ferma; e l'infernal furore Lascia, ch'Aletto nel gran fatto impieghi; E l'orrido demon, quando s'accorse De la data balìa, rapido corse.
XXXVIII
Con empia destra non visibil toglie Al duce invitto il saettato scudo, E de la spada lo disarma, e scioglie Da l'elmo il capo, e fa vederlo ignudo. Quinci i Turchi infiammati, ognun raccoglie Novo ardimento ed in battaglia è crudo. Ma Pirro al gran guerrier trafisse il tergo, Nè resse a la percossa il forte usbergo.
XXXIX
Giordano allor dal grave duol non vinto Diceva: o Dio, non vano amor, non sdegno, Non onor popolar l'armi m'han cinto, Non cupidigia di tesor, non Regno; Pugnai per te: s'io ne rimango estinto, L'immensa tua bontà me ne fa degno. Quì traboccò: lunge risuona il suolo; E Turacan corregli sopra a volo.
XL
Con ferrata asta al cavaliero impiaga Di nuovo il petto; indi gridava: o fiero, Che 'l tanto sangue, che dintorno allaga, Dianzi spargendo te ne andavi altiero, Or giaci estinto, e i nostri voti appaga. E Giordan rispondea: Turco guerriero, Che tra i rischi de l'arme il fianco affanni, Deh lascia il culto, e di Macon gl'inganni.