XLI
Ei promettendo altrui gaudj supremi Vi caccia in fondo di miserie orrende; Ma tu, se brami non fallaci premi, Corri a la Fè, che 'n Vatican s'apprende. Quì rinchiuse le labbra a i detti estremi; E su l'Olimpo a trïonfare ascende, Ove a' piedi di Dio l'anima grande Colse d'eterna gloria auree ghirlande.
XLII
Nè fra l'ire de l'armi in lui converse Giacque ludibrio a non dovute offese Il busto altier; ma fra le turbe avverse L'Angelo suo custode in guardia il prese; Ei d'alma ambrosia medicollo, e terse L'oneste piaghe, e luminoso il rese; Ed a sacrarsi lo depose in Roma Sul nobil monte, che da lui si noma.
XLIII
Qual, senza il buon mastin, pasto diviene A lo scannar de gli affamati denti Torma d'agnelli, ove talor sen viene Lupo notturno intra vellosi armenti: Tal senza il grande Eroe mal si sostiene L'usato ardir de le cristiane genti; Se non, ch'avverso a Turacan sen corre De' fier Baglioni il coraggioso Astorre;
XLIV
Non scuro lampo di Perugia, degno D'allor sul mare, e via più degno in terra; Ma dignissimo quì, dove sostegno Fassi de l'alme disperate in guerra; A l'intrepida man giunge l'ingegno, Sì ch'a' barbari stuoli il varco serra, Parte col ferro i turchi a terra stende, Parte i seguaci suoi col grido accende.
XLV
Ah cavalier! dunque dimessi il ciglio Andrem per l'Asia vilipesi e schiavi? Non risospingerem tanto periglio? Ove de' padri? ove il valor degli avi? Così d'alta virtù porgea consiglio Il buon campion ne i tempi avversi e gravi, Nè d'un buon Piccolomini s'affrena La destra forte, onde vien pregio a Siena.