XLVI
Già di sangue infedel molle il terreno, Ed è sparso per lui di membra ancise. Ma benchè fier, benchè possente, a pieno Atropo di sua vita il fil recise, Fra tanti, che salìan scorge Algazeno Di quel ferir le memorabil guise; E curva l'arco, e 'l tende: indi lo scocca, Piagalo in fronte, ed il guerrier trabocca.
XLVII
Cresce il tumulto, e la crudel tenzone Chiama al periglio i cavalieri eletti; Onde v'accorre il Ravegnan Raspone, E d'Ancona superba Anzio Ferretti. Ch'indi ritiri il piè non è campione: Travagliansi le man, spongonsi i petti Al crudo acciar, ma Trasideo già privo D'ogni vigor se ne languìa mal vivo.
XLVIII
Trasideo sorse al primo albore, ed arse, Le trombe udendo, e fulminò su i vinti, E sordo a preghi inesorabil sparse Di sangue il campo, e calpestò gli estinti; Poi fra le selci per lo ciel cosparse, E fra gli strali da le corde spinti Tutto trafitto egli caddeo sul muro, Ivi fatto a mirar spettacol duro.
XLIX
Macchiansi i crin ne l'atro sangue appresi, Ch'a l'oro per l'addietro il pregio han tolto, E su le spoglie de i dorati arnesi Pure un torbido sangue erra disciolto. Gli occhi d'ardor già vivamente accesi Omai non apre, e impallidisce il volto; E per le parti estreme immobil gela, E fuor del petto a gran fatica anela.
L
In tale stato duo scudier l'han scorto, Ismeno, e Codro; e favellava Ismeno: Codro, che direm noi? del tutto è morto, O la grande alma anco raccoglie in seno? E Codro: ecco ei rispira; abbia conforto, A lui medica man non vegna meno, Fia forse a la sua vita alcun riparo. E su le braccia il grave peso alzare.