LI

Indi gemendo tra sospir sen vanno Suo signor sostenendo, a passi lenti. Ma Trasideo dal sostenuto affanno Alza alquanto per via gli occhi dolenti. Ravvisa i buon scudier, che 'n braccio l'hanno, E dicea lor con interrotti accenti: Or come è, che da l'armi io vo lontano? Più nulla in guerra ha da sperar mia mano?

LII

Dimmi: son forse giunti i dì supremi? E trascorre Ottoman dentro le mura? Nò; Codro rispondea: soverchio temi; Pugnano i cavalieri; Rodi è sicura. E quì la forza de i dolori estremi Gli occhi di nuovo al gran guerriero oscura, E gli toglie il vigor, s'a dire ei prende: Ma pure Egina mormorar s'intende.

LIII

Quinci il trassero a lei. Con nobil core Pensava al punto de l'orribil sorte La vergine real, s'unqua il valore Del campo Rodïan fosse men forte, Come sottrarsi al barbaro furore Dovesse, o se con fuga, o se con morte, Ferma in non consentir, che mai possente Sia sovra lei l'abbominata gente.

LIV

Tal su dorato seggio in se romita Altieramente i suoi pensier consiglia, E del risco mortal nulla smarrita A gran pittura ella volgea le ciglia: Ivi è, che larga de la nobil vita La terra con acciar facea vermiglia La Romana Lucrezia, e per diletto D'alta onestà si trapassava il petto.

LV

Guardavi intenta, e per l'esempio Egina Via più sentiasi a le belle opre accesa; Quando con Trasideo fatta vicina La mesta coppia i suoi dolor palesa; E le diceva Ismeno: alta Reina, Rodi dal signor nostro ebbe difesa: Finalmente cadèo; spirto gli avanza, Ed abbiam de lo scampo anco speranza.