LVI
Non risponde la donna al dir doglioso: Chirurghi chiama, ed a' rimedi è presta; E perchè l'egre membra aggian riposo, Fa che a tenero letto ei si disvesta; Ed ella stessa al moribondo sposo Toglie con franca man l'elmo di testa, E gli discinge il brando, e 'n tanta pena, Cotanto è forte, i suoi cordogli affrena.
LVII
Tra così cari uffici alza languente Lo sguardo alquanto il cavaliero, e mira La bellissima donna, onde repente Si disacerba il duol, che lo martira; Crescere intorno il cor gli spirti sente; Da l'affannato sen largo respira; E sotto gli occhi amati ei si rinfranca. Tanto, ch'a' detti suoi voce non manca.
LVIII
Su l'alte torri, e per la patria armato Ritrovai morte, ove cercarla è degno; Ed ora a farmi nel morir beato, Donna, fra le tue braccia a spirar vegno. Così disse egli: e per lo sen piagato Il sangue se ne va senza ritegno, E del letto cosparge ambe le sponde; Ed Egina il rasciuga, indi risponde:
LIX
S'unqua varrà studio mortal, se care Fian ne l'alto del ciel nostre preghiere, Avrà la doglia, che sì forte appare Contra lo scampo tuo picciol potere: Ma queste piaghe, che a mirar sì chiare Al mondo ammireran l'alme guerriere, Esserti, o Trasideo, non posson gravi, Come a gran successor de' tuoi grandi avi.
LX
Io certamente porgo aìta al core In tanto affanno, e mi conforto alquanto Ripensando, che 'l ciel diemmi a signore, Ch'altri nol possa pareggiar col vanto. Così tenendo a fren l'aspro dolore L'altera donna dava bando al pianto; E la turba fedel, ch'ivi dolente Ode il parlar, con meraviglia il sente.