LXI
Fra l'armi intanto, e ne le ree contese Era sul muro lo spettacol fiero Più d'ora in or; colà forte s'accese D'alto disdegno Emanuel Rovèro. Questi gentile a pien, dal sangue scese, Che già de' Longobardi ebbono impero; E la stanza paterna altier fermava Là, 've Tanaro d'Asti i campi lava.
LXII
Ma quì sovra elmo luminoso scote Argentee piume, ed in corazza ardente Con lunga asta serrata aspro percote, E tiene a freno d'Ottoman la gente: O per gran nobiltate anime note, E per virtù, ciascun si volga in mente L'antico onor, sospireremlo invano Se ne l'armi oggidì langue la mano:
LXIII
Sì parla, e va ne la battaglia dura, Perchè del suo valor prova si scerna. Ma l'Angel, che di Rodi il ben procura, Umil parlava a la possanza eterna: Mova tua pièta grande oltra misura Contra il furor de la malizia inferna Di Rodi afflitta la miseria omai, E per tua destra si sottragga a' guai.
LXIV
Corrono i Turchi minacciando, e lieti Omai di certa speme empiono il petto: Io non m'oppongo lor, chè tu mel vieti; E di tua volontate il cenno aspetto. Sì chiedeva di Dio gli alti decreti L'Angel di Rodi a la difesa eletto In zelo ardendo, e con dimesse fronti Pure altri spirti a ripregar son pronti.