AL CANTO V.
Argomento del Poeta, nell'Amedeide maggiore:
«Nel V. narrasi l'assalto fra Turchi e fra Italiani: Giordano Orsino lor duce rimane morto; Trasideo pieno di ferite è condotto ad Egina sua sposa.»
«Argomento del Paschiulli al canto IV dell' Amedeide minore, che in parte corrisponde al V della magg.
Dopo chiare prodezze il grande Orsino Cade sui muri, e sale in ciel beato; E Trasideo, quasi a morir vicino, Si rinfranca in veder l'idolo amato. D'arnesi, ove sudò fabbro divino, È per Michel l'Eroe fatale armato, E da procelle accompagnato e lampi Fa di scitica strage orridi i campi.
Osservazioni critiche del Cavaliere d'Urfé al canto V.
«Je ne dis rien icy de la remarque que V. A. a faitte fort a propos de ce que N. D. sauve le Doria, qu'il favorisse presqu'autant qu'Amedee, et plus beaucoup que Folques le grand maistre; ce qui n'est pas raisonable et ne le peut excuser, si non qu'il est genevois (vuol dire génois ) aussy bien que l'Auteur.» I poeti epici hanno un personaggio, che non è il principale, ma cui danno una grandezza e virtù ideale; nè alcuno mai pensò di condannarli con sì grave sopracciglio, come fa il censore dell'Amedeide. Bastino gli esempj di Turno nell'Eneide e di Rinaldo nella Gerusalemme.
«La longue enumeration des tuez d'un seul coup est si ennuyeuse que le lecteur ne se peut empescher d'en desirer la fin; parce il ny voit rien de nouveau, et que le plus souvent il ny a que les noms tous seuls, et encore des noms si facheux a prononcer qu'il est impossible presque de les lire sans y faillir.» Quanto alla parte prima di questa censura; cioè alla lunga lista di morti uccisi d'un colpo solo, si è già risposto nelle annotazioni al canto III. Se al censore piacque di ripeterla, a noi spiace d'annojare i lettori.
Riguardo ai nomi così malagevoli a pronunziare, il signor d'Urfé non è giudice competente. A me riesce più facile pronunziare, per es. Orsino che de Bouflers, Trasideo che Bouchicaut ecc.; ma io non conosco come fosse formato il timpano, nè come fatta la lingua dell'Urfé.
«Il faut notter qu'il met force noms de maisons qui n'etoient point en lumiere en ce temps la, ou pour le moins qui estoient si vils qu'il ne pouvoient etre mis au rang ou il s'en sert, comme de Fracastor, Caponi, et plusieurs de Savonne; en quoy il fait tord a ceux qu'il nomme et qui etoient veritablement illustre ( sic ) en ce temps la.»