XI
Fisso AMEDEO ne la scolpita istoria Dal profondo del cor tragge tai detti: Felicissimi spirti, a tanta gloria Dal monarca del cielo in terra eletti. Sì parla; e tuttavia volge in memoria Le meraviglie de i divini effetti; Ed in quei marmi tien la vista intenta, Quando il mostro infernal gli si presenta.
XII
S'era l'empio Demon d'intorno tolto L'orrore, e via dal crin gli angui fischianti, E dimostrava, trasformando il volto, Di ben nobile donna atti e sembianti; Svelato il seno, e tutto il busto involto Avea tra seta di cerulei manti, D'abito fra negletta e fra pomposa: Ma sovra modo a rimirar dogliosa.
XIII
Cotale agli occhi del guerrier scoprirsi Determinò ne la remota sede Aletto; e di repente indi partirsi Sembiante fa, come di lui s'avvede. Ed ei, che la mirò quasi pentirsi D'avere innanzi a lui fermato il piede Volge placidi sguardi; e poi cortese In sì fatta maniera a parlar prese:
XIV
Non torcere orma, e nel tuo cor speranza Ravviva, e sgombra ogni sospetto indegno; Ferma; chè di mia destra ogni possanza Per lo scampo di Rodi a provar vegno. A questo dir non serenò sembianza; Pur d'affidarsi il rio Demon fe' segno, E quasi in aspro duol fosse sommerso Mise alta voce incontro al Ciel converso:
XV
Era vantaggio non giammai fondarsi Tuoi regii alberghi e tue superbe mura, Rodi, s'al mondo acerbamente farsi Doveano specchio di crudel ventura. O pensier di mia vita al vento sparsi! Ma quale alma qua giù vive secura? Ciascuno in terra è condannato in guai; E fora meglio non ci nascer mai.