XVI
Ecco dolenti mi s'accrescon gli anni A pianger de' miei regi il sangue morto, E bene esperta de gli umani inganni Ritrovo angoscia, ove cercai conforto. Quì per la forza de gl'interni affanni Bagna di caldi pianti il viso smorto, E tra lunghi sospir non fa parola. Ma quei tormenti il Cavalier consola:
XVII
Nobile donna, non largare il freno A' gridi, e fra i dolori asciuga il ciglio, Che per questo mortal corso terreno A ben condursi fa mestier consiglio; E se t'ingombra di terrore il seno De l'assediata Rodi il fier periglio, Esser può, che tuo pianto invan si spanda, Chè 'l gran Dio per soccorso oggi mi manda.
XVIII
Io non son nulla; ogni mio moto è tardo; E non ho spirti a la vittoria pronti: Ma per Dio l'uomo fral fassi gagliardo; E mille esempi se ne van ben conti: Dio regge il mondo; e se raggira un guardo Quetansi i venti, e son tremanti i monti, E benchè frema, l'arenose sponde Non bagna il mar, s'ei lo comanda a l'onde.
XIX
Per tanto spera. Ei più non disse. All'ora Tenne alquanto il Demon le ciglia immote, E poi gridò: se colà su dimora Alcuno Dio fra le stellanti rote, Nol so; ma se pur v'è, perchè ad ogn'ora Le preghiere di noi lascia gir vote? Forse ne l'alto egli trïonfa e regna, E noi qua giuso riguardar disdegna?
XX
Lassa da grave e da mortal ruina Sentomi tanto duramente oppressa, Che quasi al disperar fatta vicina Mi conduco a parlar fuor di me stessa: Crebbi in mezzo a' tesor; nacqui reina; Ed or d'ogni miseria in fondo messa, Per questi boschi, ovunque il piè mi mena, Fuggo de' Turchi la crudel catena.