XXVI

Rodi fulgida d'or, nudrice antica D'alme guerriere, e al cui superbo grido Non reggeva giammai forza nemica, Ove ogni industria, ogni valor fea nido, Sparsa è per terra; ed avverrà, che dica Nocchier tra l'onde costeggiando il lido: L'alta reggia dì Rodi era in quel loco Quando il fier Ottoman la diede al foco.

XXVII

Signor, da' Rodïan tanta difesa Fecesi un tempo, e sì schernîr sua vita, Che stanco il Turco di fornir l'impresa Omai la speme avea quasi smarrita; Ed ecco fama vivamente intesa Fu per ciascun, ch'a noi veniva aìta: Un Italico re, franco, feroce Mosso già s'era a navigar veloce.

XXVIII

Regge il Piemonte; e tra guerrieri acciari Gode sudando; e sol di gloria ha brama; E sangue di mille avi al mondo chiari, Chiaro risplende, ed AMEDEO si chiama; Or sì fatto campion solcare i mari, Ascoltando Ottoman cantar la fama, Di prevenir suoi corsi il prese cura; Schierò le genti ed assaltò le mura.

XXIX

Non sì tosto il mattin l'ombre disperse, Che udissi all'armi. Ogni guerrier cristiano Intrepido a la morte il petto offerse, E vittoria cercò con nobil mano. Aspramente pugnossi, al fine aperse Varco ne la città l'empio Ottomano A' suoi popoli ingordi, onde repente Dentro inondò l'abbominevol gente.

XXX

Sparsero i Rodïan gemiti e pianti: Ma del rio vincitor le man spieiate Da per tutto spargean fochi fumanti, Non perdonando a le magion sacrate. Io, che nel tempio con umìl sembianti A la corte del ciel chiedea pietate, Fra 'l rimbombo de i gridi e de gli ardori, Piena di ghiaccio il cor, men venni fuori.