— A proposito di greco e latino — soggiunse Gervasio — sapete chi parla anche queste lingue come un libro aperto?
— Chi?
— Il Leone.
— Ecco almeno una citazione venuta a tempo — sclamò sogghignando Gennariello.
— C’è mo dubbio — soggiunse il massaio — che quel Leone, giacchè mi dite che sa il latino ed il greco, si sia dato in potere del demonio? — e nel domandar questo si fece il segno della croce.
— Chi sa? — disse il giovinotto ridendo.
— Eh! la mia creatura — saltò su Gervasio — non c’è tanto da ridere. Porta sempre un certo anello con sè ch’egli chiama il suo estremo rifugio. Può benissimo essere un anello magico.
— Padre Venanzio, lo credete voi? —
Tale interrogazione fu vôlta da Gennariello ad un vecchio frate dell’ordine dei minimi che passava di lì uscendo allor della chiesa, ove avea fatto il panegirico della Madonna, per tornarsene al suo convento di Paola. Questo religioso, spettabile per costumi e saggezza come per affabili modi che gli si leggevano in viso, avea ricevuti tre anni prima gli ultimi aneliti del fondatore del suo ordine, morto a Plessis in Francia.
— Che cosa ho da credere? — richiese il buon frate volgendosi addietro.