— Che l’assassino detto il Leone sia posseduto dal demonio.
— Figliuolo, son cose queste che la mia povera testa non arriva a conoscere; ne so una solamente, ed è che, se è vero che l’uom nominato da voi sia un assassino, non è posseduto dallo spirito del Signore. Ah! le nostre passioni sono peggiori di tutti i demoni; preghiamo il cielo che nessuna di esse ne dia il tracollo, perchè siamo vestiti tutti di questa carne e tutti fallibili se Dio non ci tiene la sua santa mano sopra. Buona sera, figliuolo!
— Sta a vedere — disse il vecchio massaio — che anche un religioso del glorioso Francesco di Paola[3] diventa l’avvocato degli assassini! —
Il padre Venanzio, che avea già continuato per la sua strada, trovò la Maria che stava per montare a cavallo insieme con la nudrice. La notizia che le avea portata l’aiutante del capitano Luigi si era che per affari della sua milizia egli non poteva accompagnarla, come erano rimasti d’intelligenza, nel ritorno di lei a casa, ma che non avrebbe mancato di visitarla nella sera medesima.
Alla vista del buon padre Venanzio la Maria si rattenne dal mettere il piè nella staffa e s’affrettò con volto ilare a dirgli:
— Padre, la vostra benedizione!
— Volentieri, figliuola.
— Ce ne è ben di bisogno — sclamò la Concezione — dopo il pronostico!...
— Che pronostico? — domandò il padre Venanzio.
— Niente, niente, buon padre — soggiunse la Maria. — La mia buona Concezione ha paura della sua ombra, ed io qualche volta... io qualche volta ho poco giudizio. Vi racconterò tutto se verrete a trovarmi. Son cose da ridere solamente. Ma venite un po’ più spesso a vedermi. Volevate tanto bene al mio povero padre!