— Per coraggio almeno e per fermezza d’animo non cedo a Gonzalvo di Cordova — così il Leone rispose al sarcasmo del Bargilone.
— Bravo! va bene! — ripigliò a dire costui — potreste averne bisogno di queste virtù. Per altro son persuaso non garberebbe gran che al signor Gonzalvo questo parallelo che fate tra lui.... scusate se chiamo le cose come le chiamano gli altri... ed un assassino. —
Qui la rassegnazione serbata finora dal reo diede luogo alcun poco ad un impeto d’irritazione.
— Davanti a Dio fui un peccatore; ma non è vero che gli uomini avessero diritto di chiamarmi assassino.
— Ah! contatemi mo con che bel nome volevate che vi chiamassero?
— Ora non cerco più che mi chiamino con nessun nome. In buona giustizia dovrei esser chiamato un uomo che fece guerra alla società dopo che tutta la società avea mossa la guerra a lui.
— Ma sapete voi che cosa faccia de’ prigionieri del vostro ordine la società?
— Li fa morire, come io in altri tempi.... se non ho potuto altrimenti.... le ho fatto morire i suoi. Quanto a me, non cerco migliore intento. Ma vi prego che ciò sia presto.
— Su l’una delle due cose mi arbitro a dirvi che ci potete contare. Circa poi al più presto o al men presto, finora, da galantuomo, non vi posso assicurar nulla. Ma ditemi, signor prigioniero di guerra... giacchè vi piace essere considerato così.... finchè eravate in tempo di scegliere, non avreste mo potuto seguire una bandiera un tantino più accreditata? —
A questa domanda il reo sospirò; si fece anche più pallido nell’aspetto e il suo volto, disdegnoso poc’anzi, si compose ad un’espressione affatto patetica quando rispose: