— Che mi fa questo?

— Fa molto, figliuola mia, e bisogna che sappiate tutto dalla mia bocca.

— Ah! dite presto quello che volete dire!

— È presto detto, figliuola mia. I danari che gli vedevamo spendere e che gli venivano rimessi puntualmente da un banchiere di Napoli il povero Luigi li credea frutti della eredità di sua madre. Un caso singolare gli ha fatto scoprire come in vece questi danari gli fossero spediti per segreto ordine di un suo parente che illegittimamente li possedea. Giovine di coscienza qual è, non solo non ha voluto ricevere più altre rimesse, ma ha pensato per prima cosa al modo di riparare i danni che cagionò innocentemente a chi avea diritto su quelle somme. Sapete che ha fiducia in me, onde è venuto a cercarmi al mio convento di Paola e per consultarmi su ciò e perchè lo aiutassi ancora, in quanto dipendeva da me, a ritornare su la miglior via questo parente, il quale.... Luigi non me lo ha nominato, e non me lo dovea nominare.... il quale dunque gli pare su la strada del ravvedimento. Dio voglia che sia così! Voi conoscete adesso lo stato presente di Luigi ed il motivo per cui ci si trova ridotto. Ma venire egli in persona a farvi una tale confessione!... capite bene... In somma è questa la ragione per cui mi vedete ora qui.

— Avea forse paura di mostrarsi insieme con voi? Diffidava egli a tal segno de’ miei sentimenti?

— No, Maria, non ne ho mai diffidato un istante — fu udita allora la voce di un nuovo personaggio la cui presenza fe’ trasalire la giovinetta ed anche in altro senso il padre Venanzio che non si aspettava sicuramente questa sorpresa.

E qui perdoneremo alla passione fervida di Luigi e alla stranezza delle circostanze sotto le quali vivea se, avendo seguíto da presso il virtuoso monaco ed introdottosi poco dopo di lui in casa della sua amante, stette da un uscio ad ascoltare tutto il dialogo che abbiamo narrato. Convien credere che i motivi stessi gli meritassero indulgenza dal suo egregio proteggitore che si limitò a rimproverarnelo con questa esclamazione non disgiunta da una specie di paterno sorriso:

— Ah gioventù! gioventù!

— Ah Luigi! — esclamò tutta giubilante la giovinetta — tu qui! Dovevi lasciarti vedere un po’ prima e m’avresti risparmiato il torto di sospettare che tu diffidassi di me.

— Giovinetta adorabile, sarebbe stato in realtà un farmi il maggiore dei torti il non credermi persuaso della sublimità de’ tuoi sentimenti. In quelli che hai svelati al buon padre Venanzio nulla vi è stato che fosse nuovo per me. Ma non è men vera la luttuosa storia che hai udita da lui e che ha posta a nuova prova la tua fedeltà, la tua costanza. Sarei nondimeno il più vile degli uomini se, non potendo più far nulla per te, io permettessi un tanto sagrifizio di te medesima.