— Chi ti dice che non puoi far più nulla per me?
— Maria, ti ho già ascoltata ancorchè tu non sapessi di essere udita. Permetti ora che parli io. Tutte le ragioni inventate dall’ingegnoso amor tuo non mi salverebbero mai dalla taccia d’uom senza onore s’io, rimasto privo di tutto, facessi compagna della miserabile mia fortuna una ricca erede, dotata d’ogni bellezza d’animo e di forme e desiderata ed ambita dai più facoltosi giovani di questi paesi.
— Ecco dunque — disse con amarezza la Maria — a che si riducono le proteste d’eterno amore che il signor Luigi mi rinovava anche pochi giorni fa in questa lettera! Il signor Luigi conoscerà la propria scrittura!
— Maria, so quello che vi ho scritto e giurato, e ve lo manterrò. Posso amarvi eternamente, anzi non potrei fare altrimenti; fin qui non danneggio nessuno. Se mai potrà esservi assicurato che il povero Luigi volga un giorno i suoi pensieri ad un’altra donna, allora vi do il diritto di versare su lui tutti gli obbrobri dovuti ai traditori, agl’infami. Io son libero di collocare ove credo il mio amore e, dopo averlo collocato in voi, mi digraderei se potessi collocarlo altrove. Ma voi, voi dovete dar conto delle opere vostre ad altre persone.
— A chi mai? Ma prima di tutto, Luigi, questo giuramento d’amarmi eternamente lo avete voi profferito col cuore?
— Il sommo Dio mi punisca se non l’ho espresso con tutta la pienezza dell’anima!
— In tal caso ascoltatemi. Gli esseri ai quali devo dar conto delle mie azioni si riducono sopra la terra a questa mia buona nudrice. Il cielo glie lo perdoni! ma quello che voglio io lo vuol lei. Più alto ci stanno Dio e quella santa mia consigliera. Or bene, que’ giuramenti che voi avete fatti per me io gli avea già fatti per voi a questi due enti immortali. Bel servigio che mi fareste col rendermi la mia fede e serbarmi intatta la vostra!.... se pur, come spero, ho da credere alle vostre parole. Per far dunque a modo vostro dovrei forzare me stessa a non amarvi più, sapere che mi amate, promettere ad un altro il mio amore, promessa che già non potrei mai mantenere, e vivere una vita da disperata. Padre Venanzio, il vostro protetto mi darebbe di gran belli suggerimenti! —
Lievemente sorrise il monaco, ma tacque e guardò il cielo. Il punto era troppo dilicato perchè egli ardisse interporre un suo consiglio, e l’argomento della Maria era tanto calzante che ogni saggezza umana nel volerlo combattere ci naufragava. La povera Concezione non faceva altro che abbracciare e baciare la sua allieva. Ci volea ben meno perchè il coraggio eroico dell’innamorato Luigi rimanesse indebolito; pure questi tentò ancora una resistenza.
— Maria, il padre Venanzio vi ha già detto come io abbia la sfortuna d’avere un parente che mi fa torto..... è vero che mentre parliamo non potrà farmene più.... ma ad ogni modo perchè dovrei io regalarvi tal parentela?
— I nostri parenti possiamo forse sceglierceli noi? — rispose la Maria. — Delle nostre azioni dobbiamo dar conto, non di quelle degli altri. Quel grande san Luigi di Francia è meno un santo del paradiso perchè suo fratello Carlo d’Angiò fu il carnefice di un nostro legittimo re, di quel misero Corradino? Vedete, Luigi, come io mi ricordi le storie che m’avete insegnate? —