Le obbiezioni di Luigi divenivano a mano a mano più deboli e in proporzione più forti gli argomenti della Maria, fra i quali il vittorioso fu allor quando, guardandosi di sfuggita nello specchio, ella disse quasi piangendo alla Concezione:
— Ah da vero non mi credevo far paura al segno di dover supplicar un uomo ad accettar la mia mano! —
Luigi e la Maria si fecero a guardare in aria patetica il padre Venanzio intantochè la Concezione si alzò da sedere come per dar sesto ad alcune faccende di casa. Le occhiate di Luigi diceano: Padre, non mi rimproverate di troppa debolezza se mi arrendo alle proposte della Maria. Le occhiate in vece della Maria diceano: Padre, inducete Luigi ad arrendersi.
Il buon religioso tacea tuttavia. Finalmente ruppe il silenzio.
— Figliuoli, son cose queste nelle quali la prudenza dell’uomo perde la tramontana. Fate a mio modo, raccomandatevi al Signore e alla sua madre santissima perchè v’inspirino. Intanto io termino di dire compieta e nelle mie preghiere non mancherò di raccomandarvi fervorosamente alla divina misericordia. —
VIII. LE NOZZE.
Se i nostri due giovinetti impiegassero questo intervallo a cercare le loro inspirazioni da Dio e dai santi, o si consigliassero in vece fra loro, gli è quanto non m’arrogo accertarvi; posso ben dirvi che il minimo avea terminata la sua compieta quando Luigi, tenendosi per mano la Maria, gli tornò in verso.
— In somma, padre Venanzio, dopo averci ben pensato e dopo essermi anche raccomandato al Signore per non mi sbagliare nelle mie risoluzioni, ho deciso che la Maria sia la compagna indivisibile della mia vita, semprechè ella persista nelle intenzioni manifestatemi e semprechè vostra paternità si degni approvare queste nozze.
— Padre, io confermo quanto ho detto prima — soggiunse la Maria.
— Allora non c’è più il caso, figliuoli miei, ch’io approvi o disapprovi. Anzi vi dico di più che, liberato come mi vedo dalla molesta necessità di dare un parere, benedirò con tutto il cuore la vostra unione perchè vi conosco due buone creature. —