— Come! ardireste intaccar me? — esclamò il padre Venanzio in cui l’uomo cominciava a farsi sentire di nuovo.

— Non ardisco intaccar voi, perchè sarei un ingiusto, ma ardisco ben di pretendere che indebitamente non intacchiate nemmeno me. Come potete tacciarmi di menzogna perchè non vi svelai il parente che per sua e mia estrema sciagura aveva smarrita la sua strada dinanzi a Dio? Ov’è una legge divina od umana che obblighi un figlio....?

— Ma non vi eravate dato per figlio del defunto....?

— Chi chiamai mio padre lo è quanto è vero che Dio è Dio. Sol da pochi giorni mi fu noto che non morì.

— Ad ogni modo, figliuol mio — soggiunse il padre Venanzio — fu una grande cecità la vostra il non vedere come un simile padre potea correre tal fine che avrebbe formata la sventura eterna della buona giovinetta di cui accettavate la mano.

— Ma per salvarlo da questo fine fatale non ho io interposta la vostra mediazione medesima? Per chi vi chiesi se non a favore di mio padre.... non ve lo nominai; certo non doveva mai essere nominato dalla bocca di un figlio.... per chi se non a favore di mio padre vi supplicai di una lettera al priore di Santa Rosalia affinchè lo ricevesse a far penitenza delle sue colpe in quell’eremo? Io ardii supplicarvi di questo passaporto pel cielo sol quando fui certo del pentimento di quell’infelice, sol quando se ne fece mallevadore un vecchio amico del padre mio cui questi andò a discoprirsi, il curato di San Giovanni in Fiore.

— Lo conosco quel degno sacerdote — disse il padre Venanzio.

— Vedete dunque che non vi feci una sorpresa. Tornai a voi più tranquillo sol dopo aver veduto in pieno mare lo sventurato di cui parliamo. Fu sorpreso su la via del faro di Messina, lo avete udito. La sola persuasione che fosse salvo mi ha fatto accettare.... ma qui, lo vedo, son corso di troppo; la mia passione mi ha fatto cieco su le eventualità; le care seduzioni della virtù che mi parlava in persona sono state in me più forti della ragione. Qui merito i vostri rimproveri, ma vi ho additati io stesso i ripari....

— Figlio mio, vi chiedo scusa alla presenza di tutti se mi sono lasciato trasportare dall’ira su mere apparenze, le quali, ne converrete però, erano piuttosto gravi, come non negherete che qualche inconsideratezza giovenile ebbe parte in quanto è avvenuto. Per altro dite bene; i ripari noti sono impossibili, e spero che la santità di Giulio II, mercè una mia informazione riservata, si degnerà sciogliere un legame....

— Ma non la santità di chi è da più di Giulio II e di tutte le potenze del cielo e della terra! non la santità di quel Dio che per mano vostra ha ricevuti i miei giuramenti, padre Venanzio! — surse a dire con ineffabile energia la giovine sposa quasi dimentica dell’intensissimo dolore che la opprimea. — M’avete detto ore fa che mi credete una donna cristiana; voglio provarvi che sono una moglie cristiana. Luigi, marito mio, ti ho lasciato dire tutte le tue discolpe a questo buon religioso, non perchè io dubitassi di te, non perchè io t’avessi creduto capace di volermi tradire, ma perchè mi piaceva che tutti fossero convinti della tua innocenza come lo son io di essermi scelta uno sposo degno di me. Vieni al mio seno; la tua Maria non ti ha mai amato tanto, non ha mai ravvisati in così serio, in così caro aspetto i sacri doveri di moglie siccome in questo momento così amaro per te. —