— Il figlio dell’uomo caduto nelle vostre mani — rispose con orgogliosa fermezza Luigi.

— Me ne rallegro con voi.

— Perchè non fate queste vostre ironiche congratulazioni anche con me che sono sua moglie? — esclamò in atto disdegnoso la Maria. — Consolati, or te lo ripeto con maggior coraggio, marito mio. Siamo entrambi accusati; siamo entrambi innocenti al cospetto di Dio; lo compariremo ancora agli occhi degli uomini. Vedi se è una fortuna nel momento più importante di nostra vita il trovarci marito e moglie! Non prenderesti, spero, questo istante di una tribolazione che ho comune con te per rinnegarmi tua compagna.

— Oh! moglie troppo cara e ch’io era sì lontano dal meritarmi, lo giuro a Dio, questo istante di rinnegarti non verrà mai!

— Gentilissimi sposi, non turberò io certo tal vostra fortuna — soggiunse il ghignatore luogotenente — perchè il dovere della mia carica mi prescrive di condurvi entrambi meco a Cosenza.

— Eccoci! — esclamò con sereno sorriso la Maria che corse a prendersi sotto al braccio il marito.

— Il presente atto vostro è terminato, signor luogotenente Quinzio? — chiese il padre Venanzio che, non senza forti motivi, avea taciuto fin qui e che avviò un dialogo al quale tutti, ma principalmente i due sposi e la nudrice, prestarono la più ansiosa attenzione.

— Scusate, degno servo di Dio — rispose tosto il luogotenente — se gli obblighi del mio ufizio mi hanno impedito finora di usarvi i dovuti atti di rispetto.

— Eh! ciò non fa nulla — ripigliò il buon monaco — vi domando solo se questa parte del vostro atto è compiuta.

— Sì; perchè?