— Con la quale non ve la intendete troppo bene, n’è vero? — aggiunse il padre Venanzio ridendo. — Eppure se qualche volta ve ne scostaste un pocolino meno non fareste mica un peccato mortale, sapete! Ma tutto ciò sia per non detto. La sostanza è, signor luogotenente, che dichiarando io d’aver cose importanti da svelare al tribunale non potete negarmi di far parte della vostra carovana.

— Se lo volete potete presentarvi al tribunale anche da voi — disse finalmente il luogotenente persuasissimo in suo cuore che il religioso di Paola non fosse nè complice degli accusati nè avesse cose importanti da svelare ai giudici, ma che per istituto del suo ordine e per naturale istinto di buon cuore volesse farsi patrocinatore de’ rei. — Con noi per altro avreste un viaggio assai incomodo. Siam venuti tutti a cavallo e ne sento ancora peste le ossa.

— E vorreste le avesse peste anche quella povera dilicata giovinetta che a piè della montagna ha buoni cavalli e un agiatissimo calesse ove staremmo comodamente voi ed io e i due prigionieri, scortati poi da quanti alabardieri vorreste? —

Qui il nostro Quinzio sorrise e non ghignò, perchè, se bene rigidissimo coi poveretti che gli capitavano sotto le unghie, era indulgentissimo verso di sè medesimo, particolarità fortunatamente non ignota al buon minimo che, come ve ne sarete accorti, nell’adempiere il suo ministero tutto celeste aveva avute mille occasioni di addimesticarsi con le cose terrestri e di far molta pratica su i diversi caratteri umani.

— Sapete che non dite male, padre Venanzio? — soggiunse Quinzio.

— Dico benissimo, e dico anche meglio se aggiungo che intantochè s’apparecchia il calesse.... scusate, buona Maria, se la fo da padrone in casa vostra.... fareste una cosa ottima per voi col prendere in questo intervallo qualche ristoro; trovereste dell’ottimo pesce di mare e la cantina Solis è provveduta di eccellenti fiaschetti di lacrima. —

Oh quali seduzioni che mettevano in aspra lotta fra loro l’austerità d’un giudice e la golosità d’un Gargantua! Quinzio ciò non ostante rispose di malincuore e a fior di labbro:

— Ah padre! il dovere....

— Che cosa c’entra il dovere? vi obbliga forse a morir di fame dietro la strada? I vostri prigionieri non saranno forse guardati ugualmente o restiate qui mangiando o restiate qui senza far nulla? Il tempo per allestire i cavalli ci vuole. Non dite che il vostro atto è terminato col condurli al tribunale? Esso, e non voi, ha da decidere di questi poveretti; e quand’anche la loro sorte dipendesse affatto da voi, credete vi farebbero il torto di pensare che un poco di pesce e un bicchier di vino potessero rendere men ferma la vostra giustizia?

— Signor luogotenente, non vogliate farci questo affronto — disse la Maria che avea presa benissimo l’intonazione della musica dal padre Venanzio. — Sappiamo bene che voi non avete colpa nelle molestie tra cui ci vediamo ora involti.