— Certo, figliuola, ogni qual volta io possa rendermi utile, senza pregiudizio della giustizia, al mio prossimo, lo fo volentieri — disse il luogotenente allora e per allora ammansato del tutto.
— Dunque a tavola! —
La Concezione era già corsa a dar gli ordini in cucina; la mensa fu tosto imbandita, vi si assisero il luogotenente, il padre Venanzio, i due sposi, con che cuore questi due ultimi ve lo lascio indovinare! pur la Maria si sforzò tanto che apparve disinvolta e quasi gioconda. Luigi s’ingegnò finalmente di seguirne l’esempio.
X. L’ENIGMA SPIEGATO.
La descrizione di un pasto per lo più è noiosa, nè certo potrebbe riuscire amena quella dell’attuale, il cui momento di maggior interesse spuntò alla conclusione del banchetto. Fu dessa tal quale poteano presagirla il buon appetito con cui si mise a tavola il luogotenente, la sceltezza dei vini, esca onnipossente per un uomo che da vero non avea mai fatta professione di sobrietà, gli stimoli che sempre più a mettere in bando questa sobrietà gli venivano dalla Maria, poi da Luigi e qualche volta forse (Dio glielo perdoni se non altro in grazia del fine!) da quell’eccellente creatura del padre Venanzio. La conclusione si fu che il luogotenente Quinzio venne preso da un capogiro sì tremendo che lo stramazzò e per cui convenne portarlo di peso sul letto di una stanza vicina.
Gli alabardieri che guardavano tutta la casa e quindi anche la sala della mensa affermarono non essere questo un caso insolito ad avvenire al signor luogotenente, ma che fra due ore al più sarebbesi riavuto; ore di tregua utilissime ai due sposi e al padre Venanzio per concertare un poco le cose fra loro, intantochè la Concezione ed i famigli si adoperavano energicamente per far mangiare e bere gli alabardieri (assai ben rinfrancati dall’esempio del lor condottiero) e per distogliere quanto poteasi l’attenzione di costoro dai parlari dei tre personaggi principali.
— Ah Maria! in che cimento avete voluto mettervi! — dicea sospirando Luigi. — Perchè mai...?
— Qui non è tempo nè di perchè mai nè di sospiri — disse il padre Venanzio. — Adesso ci siamo e dobbiamo solamente pensare a cavarcela alla meglio.
— E potrete voi...? — l’interrompeva Luigi.
— Potrò quello che potrò. Non c’è altri che Dio il quale può ciò che vuole. Ma perchè io possa almen qualche cosa è necessario che mi spieghiate tutto ciò che è tuttavia mistero per me e soprattutto la stranezza per cui voi, nato di nobil famiglia, mi saltate fuori tutt’all’improvviso figlio d’un assassino.