— Indovino, era vostro padre.

— Egli non potè ristarsi dall’abbracciarmi, dal chiamarmi con que’ cari nomi ond’era solito vezzeggiarmi nell’infanzia, nè io potei non riconoscerlo ad onta degli anni trascorsi da che non lo avea riveduto. Ma, oh Dio! perchè non potei in quel punto sbandire da me l’altro orrido convincimento che mi si affacciò? La figura di lui, le sue vesti, portavano tutti i tremendi segnali additati nella grida che fu pubblicata contro al Leone, grida che non si dipartiva da me. Non credo che lo sdegno celeste possa percuotere più tremendamente uno sciagurato che col fargli riconoscere in sì orribil momento l’autor de’ suoi giorni.

— Ma perchè — sclamò tosto il padre Venanzio compreso dal fremito che una tal considerazione eccitava — perchè non cercar subito di persuaderlo a quella risoluzione che, da quanto mi apparisce, egli voleva abbracciare di poi?

— Ah padre! tutti que’ mezzi di persuasione che l’amor di figlio e l’onore e la disperazione possono suggerire li posi in opera in quell’istante fatale, e già ero sul punto.... quali trionfi non riporta un amoroso figlio su la tenerezza paterna?... ero sul punto di trionfare del cuor di mio padre, quand’egli, accortosi che sopravvenivano alcuni de’ suoi compagni, mi disse: Va! fuggi! continuerò a vegliare per la tua sicurezza. Ti giuro innanzi a Dio che ci torneremo a vedere. Il giorno in cui lo rividi fu quello stesso in cui recitaste il panegirico della Vergine nella valle del Sila. Voi partiste per Paola. Venni a cercarvi il dì appresso. Il rimanente vi è noto.

— Basta così, figliuol mio. Voi non cessate intanto di raccomandarvi al cielo. Quanto a ciò che può dipendere da un uomo....

— Sperate, padre? — si faceva a domandar la Maria.

— Dio è grande, Dio è giusto; dunque si può sperar tutto da lui. Pregatelo anche voi, buona figliuola; ma per adesso lasciatemi pensare, lasciatemi fare; quello che mi bisognava sapere lo ho saputo. —

Il padre Venanzio, men guardato a vista degli altri, si ritirò a scrivere alcune cose, fu veduto dirne altre di sfuggita all’orecchio della Concezione, tornò a trovarsi co’ due sposi nel momento appunto in cui tutto era allestito pel viaggio che dovea farsi alla volta di Cosenza e mentre il luogotenente Quinzio, già in piede, attribuiva lo svenimento onde fu preso all’essersi partito fin la mattina con la febbre in dosso, come se nessuno si fosse avveduto de’ suoi stravizzi.

Si posero in uno stesso calesse ben fiancheggiato d’alabardieri i due sposi, il padre Venanzio ed il luogotenente. Parte perchè la Maria aveva incolpato soltanto sè medesima d’aver cooperato al travestimento del Leone, parte perchè l’affaruccio occorso a Quinzio avea sconvolto alcun poco l’ordine di quell’atto giudiziario, nessuno pensò nè alla Concezione i cui congedi dalla sua figlia di latte furono teneri sì ma abbreviati possibilmente dal padre Venanzio, il quale avrà saputo sicuramente quel che facea, nè a nessun altro individuo di quella casa rimasta affatto libera dalla presenza molestissima d’ogni e qualunque individuo spettante al tribunale.

XI. IL GRAN CAPITANO.