— Voi vi perdete in frascherie e vi scordate delle mie giuste riflessioni di poco fa.
— Guardate se me le scordo; ve le ripeto: Contro alla, forza aperta ci vuol forza aperta. Non potrete però dirmi che questa milizia comunale stia con le mani alla cintola. Quante volte si è battuta valorosamente contro agli assassini! e quanti ne ha fatti freddi! soprattutto il bravo giovine che la comanda!
— Ma una notte mentre veniva dalla casa della sua fidanzata rischiò di essere fatto freddo anche lui, se qualche suo dipendente capitato a tal ora, può dirsi miracolosamente, per quelle foreste non lo salvava da chi lo assalì all’improvviso.
— Non verrò a dirvi — soggiunse il massaio di comune — che questa nostra milizia non si presti assai bene al suo dovere, ma i fatti son fatti; ammazzamenti se ne odono ogni giorno; nessun possidente è omai sicuro nelle sue case di campagna o andando pe’ fatti suoi; tutta la nostra Calabria, vi dico io, è posta nei triboli da questo saccheggiatore. —
Qualcuno allora notò come generalmente nelle più atroci fra le aggressioni che avvenivano il Leone non si lasciasse vedere.
— Venga poi egli in persona — ripetè il massaio, nè sembra che dicesse male — o mandi le sue bande a scannarmi, dico che per me tanto fa. —
Un famiglio del curato di San Giovanni in Fiore che non avea parlato sin allora aperse la bocca per dir anch’egli la sua sentenza.
— Bisogna confessarlo per altro, questo Leone ha di gran belle maniere per farsi degli amici.
— Caro voi — sclamò l’assennato massaio — insegnatemene una di tali belle maniere.
— Sol questa. Fu a pranzo giorni fa dal mio padrone. Dopo aver desinato si ritirarono insieme in una stanza; di lì a poco il Leone si congedò, e a me, solamente per averlo servito a tavola, mi regalò un bel ducato.