— E nella camera ove si ritirarono sai tu che cosa facessero? — chiese Gervasio.
— Io non cerco i fatti de’ miei padroni.
— Io scommetto che il tuo onestissimo Leone avrà pregato con la pistola alla gola il povero prete a dargli qualche centinaio di ducati. Il tuo padrone non te lo avrà forse detto per non pubblicare la cosa prima di fare le sue denunzie.
— Io poi non cerco tanto in là, e le centinaia di ducati e la pistola alla gola, se non gli ho veduti io, non gli avete veduti per dinci nemmeno voi.
— E quest’è una verità sacrosanta! — sclamò Gennariello.
— So che mi donò un ducato; questo lo so.
— Digli — saltò su un garzone di muratore — che anch’io sono stato beneficato dal Leone e questi certamente non ce ne aveva interesse. M’incontrò su la via di Paola che piangevo perchè alcuni della sua banda mi avevano portati via i pochi soldi della mia settimana. Mi costrinse ad andare con lui, chè li raggiunse presto i suoi, volle verificare la cosa perchè è un uomo giusto, ma quando fu sicuro di non avermi trovato in bugia non solo mi fece restituire i miei danari ma, indovinate mo! ci aggiunse tre volte tanto del proprio. —
Altri fecero coro al famiglio del curato e al garzone di muratore raccontando altri simili tratti di magnanimità attribuiti al Leone.
— A che tempi viviamo! — esclamò il massaio. — Sul sagrato della chiesa della beatissima Vergine, nel giorno d’una delle sue primarie feste, si ha ad udir gente che fa gli elogi d’un assassino come se facessero il panegirico d’un santo!
— Non v’inquietate, buon papà — disse Gervasio; — non può negarsi che il Leone nella vita d’assassino che fa ha presi i modi cavallereschi di certi condottieri de’ tempi andati che i nostri vecchi ci vanno tuttavia ricordando e che, a dare il giusto loro nome alle cose, erano ancor essi belli e buoni assassini. Non meno di quelli il Leone fa la guerra ai ricchi e protegge i poverelli. Insegnate mo a questa gente a parlarne male, ancorchè io convenga per il primo che ha torto chi ne parla bene!