— Indovino subito che quella bella signorina vuol ch’io le dica la sua ventura.
— Comare, se tutto il vostro indovinare sta qui, è ben poca cosa. Mi vedete venirvi direttamente in verso. Per qual altro fine vorreste ch’io lo facessi?
— Se lo dico io che si consuma il tempo! — soggiugneva la povera Concezione che stava su le spine, ma che d’altra parte non sapea mai contraddir nulla alla sua diletta figlia di latte.
L’astrologa intanto, postasi in fazione, non mancò di esaminare una palma e l’altra della mano che la giovinetta non ricusò di sporgerle e di fare i suoi calcoli e borbottamenti segreti; indi, cinta secondo il solito d’un fazzoletto, che diceasi bianco, l’imboccatura della tromba onde la sua voce fatidica giugnesse a chi soltanto doveva ascoltarla, intimò alla sua neofita di avvicinar l’orecchio alla estremità più ampia della tuba misteriosa mentre ella avrebbe consegnate le sue parole all’estremità superiore di essa.
Convien credere che l’astrologa su le prime non raccontasse altro alla sua consulente se non il nome del casato di essa, quello del suo giovine amante, dell’amore che entrambi si portavano scambievolmente, perchè la Maria esclamò con vivacità:
— Comare benedetta, se non mi dite altre cose fuor delle presenti ch’io sapea prima di venire da voi, era inutile ch’io vi consultassi.
— Ma volete proprio saper le cose avvenire? — esclamò senza valersi della tromba la maligna donna presa da un momento di stizza nel vedersi alquanto dileggiata da una giovinetta.
— E di che altro volete ch’io sia curiosa?
— Bene, bene, vi servirò come a voi piace. — E qui le confidò all’orecchio altre cose col ministerio della terribile tromba.
— Oh! oh! oh! — sclamò la Maria senza rispettar punto il segreto del fidatole arcano. — Io per dir vero ci ho badato appena che un vecchio smunto e mal vestito, quale me lo descrivete voi, sia entrato in chiesa e abbia guardato fiso ora il capitano di questa milizia or me....