[6]. L'Histoire de la Guerre sainte d'Ambrogio, da tanto tempo sotto stampa, è in fine comparsa nella collezione dei Documents inédits.

[7]. Itinerarium Ricardi; ediz. Stubbs, l. I, capp. III-IV. Questo brano, insieme con un estratto del cap. V relativo ad una visione, è stato aggiunto alla cronaca di Guglielmo di Newburgh, nel ms. di Trinity College, Dublino, E, 421, da cui l'ha trascritto Paolo Meyer; la sua copia, da lui comunicata al conte Paolo Riant, figura nell'inventario dei documenti inediti posseduti da quest'ultimo, che ha recentemente pubblicato il marchese de Vogüé (Revue de l'Orient latin, I, p. 13: De principiis Salahadini et de visione camerarii regis Jerosolimorum). Un riassunto di questo brano è inoltre stato interpolato nella cronaca di Guglielmo di Nangis (ved. ediz. Géraud; v. I, p. 63).

[8]. Le Cycle de la croisade, p. 210-224. Gli altri argomenti offerti dal Pigeonneau per stabilire che il poema si serví della cronaca, non hanno maggior valore. La spiegazione del nome di Giordano (questo fiume sarebbe formato dalla riunione di due affluenti, il Jour e il Dain) è anche in Guglielmo di Tiro e risale fino all'antichità; l'interpretazione, tutta francese, che ne dà la canzone gli è propria. La storia della figlia di Baldovino violata dai Saraceni, ai quali era stata data in ostaggio, doveva essere egualmente popolare in Siria, e il modo onde il poeta la riferisce non indica affatto ch'egli abbia attinto a «Ernoul»; fa della fanciulla una figlia di Baldovino I, mentre il cronista le assegna per padre Baldovino II (la Chronique d'outre mer, della quale si parlerà piú in là, ha conosciuto questa storia per mezzo di «Ernoul», ma l'ha mutilata sopprimendo la violazione e raccontando semplicemente che la figlia di Baldovino II si fece suora ritornando dai Saraceni: mss. 770, fol. 313; 12203, fol. 1; 24210, fol. 1).

[9]. Questa storia è passata tutta intera e tale quale nella Chronique d'outre mer. Inoltre, è stata inserita nel ms. della traduzione di Guglielmo di Tiro che appartiene al Didot, e P. Paris, che ha seguito questo manoscritto per la sua edizione, l'ha stampata per questa ragione, rilevando però che era stata presa dalla Chronique d'Ernoul (vol. II, p. 306-310).

[10]. Su questa data, per ciò che concerne la prima parte del poema, ved. Pigeonneau, Le Cycle de la Croisade, p. 225.

[11]. Mi prefiggo di dare altrove le prove di ciò che qui non faccio che indicare; nello stesso tempo esaminerò la questione di sapere se questa colossale composizione debba essere attribuita a un solo e stesso autore.

[12]. Il capo della spedizione contro l'Egitto, che è il Soldano stesso di Damasco e il padre (e non lo zio) di Saladino, muore durante l'assedio del Cairo, come nella cronaca. Invece non vi è che un cavallo davanti la porta de l'amulaine, come nella canzone, e anche il nome d'Ali è scomparso. Questo racconto, assai troncato, sembra dunque risalire ad una fonte indipendente dalle altre due; d'altra parte è scritto con tendenza favorevole a Saladino.

[13]. Sia permesso emettere una congettura su questa sostituzione. Una versione dell'aneddoto ha potuto portare semplicemente le iniziali H. de T.; un lettore che conosceva Ugo di Tabaria meglio di Onofrio di Toron, le ha interpretate male, e cosí la leggenda si è spostata.

[14]. V. Du Cange, Les familles d'outre mer, ed. Rey, p. 450,455.

[15]. L'Ordene de chavalerie... pubbl. dal Barbazan, altra ediz. dovuta al Méon (Paris, 1808). Per i manoscritti di questo poema, v. P. Meyer, Romania XIII, 530; XV, 346. Alla lista si può aggiungere il ms. B. N. fr. 24432 (fol. 29). I mas. fr. 1130, 1971 e 19809 non contengono quest'opera, ma una traduzione francese dell'Orden de cavayleria di R. Lull, come il ms. Royal 14. E. ii. del British Museum (Hist. litt., XXIX, 618).