[16]. Un'altra versione, pur essa incompleta, si legge nel ms. fr. 781; una versione compendiata nel ms. fr. 17203. La miglior forma della redazione in prosa è in uno dei mss. della Chron. d'outre mer (ms. 770, f. 325).
[17]. Può domandarsi, a cagione di questa circostanza, se l'episodio si trovasse anche nel poema di cui Jean d'Avesnes ci ha conservata una traccia. Ciò sembra probabile: in questo poema Ugo di Tabaria rappresenta una gran parte, ma è bizzarramente identificato con Dodekin, emiro di Damasco, convertito al cristianesimo da Tancredi al tempo della prima crociata (v. il poema pubblicato da Beiffenberg e Borgnet, v. 24106, 26320, ecc.; Bastart de Bouillon, pass.; Jean d'Avesnes, 3ª part,, pass.). Sull'episodio di Jean d'Avesnes, v. Chabaille, p. 70; ms. 12762, fol. 197 r.
[18]. V. Fioravanti, p. 16.
[19]. Sulla versione neerlandese (di Heinrik van Aken) v. Petit, Bibliographie der Middélnederlandsche Taal end Letterkunde, n. 467. Per errore il D'Ancona indica una versione tedesca: l'opera citata dal Brunet ai due luoghi cui egli rimanda è il poema neerlandese.
[20]. Fioravanti, ibid. La versione italiana di Bosone sembra riattaccarsi alla versione francese in prosa, dacché in lui, come in questa versione, Ugo dà la «colee» a Saladino, mentre nella versione in versi (come nella Novella antica) dichiara d'astenersene per rispetto.
[21]. È l'opinione del Barbazan e del Méon, adottata da Daunou (Hist. litt., XVI, 220) e che Amaury Duval (Hist. litt., XVIII, 752) non osa del tutto rigettare. A torto dice che «nulla nel poema aiuta a far riconoscere l'epoca in cui l'autore viveva». Quanto al fatto che Saladino è armato cavaliere per opera di un cavaliere francese, «lo trova verosimile, se non è vero».
[22]. Questo tradimento si rinviene nel cronista senonese Goffredo di Courlon (fine del secolo XIII), come rammenta il Fioravanti (v. Hist litt., XXI, 13); l'allusione al Pas Salehadin (v. piú in là) si riferisce senza dubbio al nostro poema.
[23]. V. P. Meyer, Alexandre le Grand, vol. II, p. 372.
[24]. Del pari va naturalmente la sua ricchezza; essa è ricordata in un verso conosciuto del Contrasto di Cielo d'Alcamo. — Unicamente a cagione di ciò nel suo palazzo si pose la scena di un aneddoto abbastanza insignificante che risale all'antichità. (V. A. d'Ancona, Studj di critica e storia letteraria, p. 350), e che, dopo d'aver avuto un gran successo nel Medio Evo, adattandosi a diversi personaggi, è stato altresí inserita dal Machiavelli nella sua Vita di Castruccio Castracani (v. Fioravanti, p. 29).
[25]. Ediz. del Wailly, § 47. — È piuttosto per ischerzo che rimanda un prigioniero in una storiella narrata da Stefano di Borbone (ediz. Lecoy de la Marche, p. 65).