[26]. Cento novelle antiche (Gualteruzzi), XXVI (v. d'Ancona. Studj, p. 314). Questo aneddoto sembra essere riferito nella cronaca di Goffredo di Courlon, il quale aggiunge queste parole degne di nota: Multa alia de ipso audivi, que scripta non inveni. (Hist. litt., XXI, 13).
[27]. Una volta solamente Saladino peccò, almeno col pensiero, contro la virtú della liberalità, ma si puní da sé stesso. Aveva dato una terra a uno dei suoi cavalieri, e percorrendola la vide sí bella e sí ricca, che rimpianse la sua liberalità e pensò di riprendersi il dono fatto, cambiandolo con un altro. Ma appena ebbe egli formulato a sé stesso questo ultimo pensiero, ne concepí un amaro pentimento e per espiarlo si sottomise a un digiuno cosí crudele, che dovette morirne. (Conti di antichi cavalieri, IV; citati dal Fioravanti, p. 21).
[28]. J. le Long, Chr. de S. Bertin, in Pertz., SS., XXV. 821.
[29]. Il Marin (Hist. de Saladin, vol. II, p. 404) aveva già osservato che nel secolo XII non vi erano se non questi signori d'Anglure: Oger I di Saint-Chéron, il cui nipote Oger III portò per il primo questo titolo, aveva accompagnato il conte Enrico di Sciampagna alla terza crociata e a lui senza dubbio si riferí piú tardi la leggenda. V. Bonnardot e Longnon, Le saint voyage de Jherusalem du seigneur d'Auglure (Paris, 1878, Soc. des anc. textes), p. XXXI.
[30]. Récits d'un ménestrel de Reims, ediz. del Wailly, § 199 e segg. Una versione alquanto differente di questa novella è scritta, dopo la Chronique d'Ernoul, nel ms. fr. 781. Naturalmente il prodigo Saladino ha una particolare antipatia per gli avari. Il «marchis de Cesaire» ammassava il danaro che avrebbe dovuto impiegare a mantenere la sua guarnigione, e diceva che avrebbe sempre il tempo, se Saladino lo minacciasse, di «faire sortir mille chevaliers de ses coffres». Però Saladino s'avvicina segretamente alla città, l'assale all'improvviso e se ne impadronisce. Si fa condurre davanti a lui il marchese colle mani legate dietro la schiena e gli dice: «Marchis, marchis, ou sont li mil chevalier que vous deviez faire saillir de vos coffres? Par Mahomet, vostre convoitise vous a deceü. Vous ne fustes onques asseviz d'or ne d'argent; mais je vous en assevirai encore encui». Allora fa fondere l'oro e l'argento, «et li fist avaler tout bouilant dans la gorge, et maintenant le convint mourir». Però restituisce la libertà la marchesa con dieci cavalieri e dieci damigelle (Mén. de Reims, § 209 e segg.). Il Wailly ravvicina questa novella a quella che riferisce lo Joinville per il califfo di Bagdad, il quale «n'avait pu ce décider à sacrifier ses trésors pour augmenter le nombre de ses gens d'armes; le roi des Tartares, après l'avoir condamné à jeûner pendant plusieurs jours, décida qu'on lui servirait, pour assouvir sa faim, un plateau couvert de pierres précieuses». (V. anche Marco Polo, ediz. Pauthier, p. 49; la storiella si ritrova anche negli storici persiani citati dal Pauthier). D'altra parte questo racconto rammenta quello, che si legge in parecchie versioni del romanzo dei Sept Sages, e anche altrove, secondo il quale si fece morire, versandogli oro fuso nella gola, un re di Roma la cui cupidigia era stata causa di grandi sciagure per la città; questo personaggio in qualche versione è chiamato Crasso, e il modo della sua morte sembra una reminiscenza di quella che Surena inflisse, dicesi, a Crasso.
[31]. Ms. 12659, fol. 360-362.
[32]. Hist. litt. de la France, vol. XXI, p. 351. Il ms. della Jerapigra è stato acquistato nel 1859 dalla Biblioteca Nazionale alla vendita del barone Pichon, e ora porta il n. 138 delle Nouv. Acq. del fondo latino.
[33]. Qui si ritrova quella singolare confusione del maomettanismo con il paganesimo, la quale regna in tutte le nostre canzoni di gesta, ma che in generale manca ai racconti concernenti Saladino, nati in un'epoca e in un paese dove si era meglio informati.
[34]. Louandre, p. 71; ms. 12672, fol. 202 r.
[35]. Nelle Cento novelle antiche e in altri testi italiani (v. d'Ancona, Studj, p. 314), e in Jean d'Avesnes (p. 71, fol. 202 v.).