[46]. Bosone da Gubbio, L'Avventuroso Ciciliano, p. 461.

[47]. Decam., Giorn. I, nov. 2.

[48]. Secondo il Lecoy de la Marche, questa tradizione sembra fondarsi sopra un passo della vita di san Francesco d'Assisi: «Questo santo avrebbe mandato al principe saraceno due religiosi del suo ordine che l'avrebbero convertito». Ma il fatto si reputa avvenuto nel 1219 e si tratta del sultano Alkamil, e non di Saladino. È S. Francesco stesso che va a trovare il sultano nell'Eracle, il cui racconto, riferito a torto a Saladino, è passato in Bosone da Gubbio, nei Fioretti di S. Francesco, e nei Conti di antichi cavalieri. Uno di questi Conti (Fioravanti, p. 21) ricorda un esempio della tolleranza e dell'umanità di Saladino verso alcuni frati, che son venuti a trovarlo per convertirlo. Secondo Bosone da Gubbio (Fioravanti, p. 27), egli fece almeno battezzare suo figlio e prese il conte d'Artois per padrino del fanciullo.

[49]. Questo racconto si rinviene in Jean le Long (Pertz, SS. XXV, 82), in Jean d'Avesnes (in cui l'atto di Saladino è preceduto dalla disputa, narrata poco fa, che egli provoca tra il piú saggio ebreo, il piú saggio cristiano e il piú saggio païen che si poterono trovare), e in Bosone da Gubbio. La leggenda s'era forse dapprima attaccata a un sultano d'Iconium, amico dei Cristiani, morto nel 1219, del quale Iacopo di Vitri dice che si crede che fosse battezzato (v. AA. SS., Oct., II, 616). — Alla morte di Saladino si riferisce una storia assai spesso allegata, ma che non ha propriamente un carattere religioso, quella del lenzuolo che avrebbe fatto girare per le città del suo impero, portato da un uomo che gridava: «Ecco tutto ciò che il gran Saladino condurrà con sé delle sue ricchezze!» Si trova specialmente in Iacopo di Vitri, da cui è passata al manoscritto di Tours e a Stefano di Borbone (§ 60 e la nota), nel Ménestrel de Reims (§ 198), in un sermone predicato nel secolo XIII da Enrico di Provins (Hist. litt. de la Fr., XXVI, 421), in due sermoni anonimi del secolo XIII che mi indica il signor Hauréau (mss. lat. 14693, fol. 69; 14951, fol. 93), in una compilazione italiana intitolata Corona de' Monaci (Fioravanti, p. 20), in Bosone da Gubbio (Fioravanti, p. 28). In una variante segnalatami dal signor Hauréau (ms. lat. 15963, part. II, pl. 43), è il suo stesso corpo che Saladino fa girare in quel modo dopo morto. Come l'ha notato l'Hauréau (Hist. litt. de la Fr., l. c.), il Voltaire nell'Essai sur les moeurs ha dato valore storico a questo aneddoto. Questa proclamazione simbolica della vanità delle cose umane e del loro annientamento davanti la potenza e l'eternità divine, presenta d'altronde, a differenza dei racconti riferiti sin qui, un carattere veramente orientale, e la storiella ha senza dubbio una fonte araba. — Notiamo infine che in un sermone di Gerardo da Liegi, di cui io devo ancora l'indicazione all'amicizia dell'Hauréau (ms. lat. 16433, fol. 31), l'apologo in discorso, di cui il La Fontaine ha fatto Le Vieillard et ses Enfants, è riferito a Saladino morente. D'altra parte i Tartari lo raccontano del loro Djinghis-Khan (v. La Fontaine, ediz. E. Régnier, I, 335).

[50]. Bisogna soprattutto rammentare la sua condotta a tempo della presa di Gerusalemme, che tanto maravigliò le coscienze in quanto essa era contraria ai procedimenti seguiti in simile occorrenza tanto dai musulmani quanto dai cristiani. In altre circostanze, è vero, si mostrò crudele e vendicativo come era l'uso del suo tempo.

[51]. La cronologia, come si vede, non mette in imbarazzo il nostro romanziere. Cosí si è visto piú innanzi identificare Ugo di Tabarie con l'ammiraglio Dodekin, uno degli eroi saraceni della prima crociata.

[52]. Il viaggio avventuroso della dama di Pontieu e il suo matrimonio in Babilonia sono narrati in Baudouin de Sebourc (vol. I, p. 68, 72). L'incontro di Saladino con Giovanni di Pontieu e le altre circostanze che si riferiscono alla loro parentela si trovano in Jean d'Avesnes e sono accennate in Baudouin de Sebourc (vol. I, p. 81; vol. II, p. 155).

[53]. Mon. Germ., SS., vol. XXV, p. 818.

[54]. Ms. B. N. fr. 25462 (ant. N. D. 272), fol. 205.

[55]. È per errore che l'Histoire littéraire de la France (vol. XXI, p. 679) indica esser questa cronaca contenuta nei tre manoscritti fr. 770, 781 e 12203. Il ms. 781 (ant. 71885) è un semplice testo della «Chronique d'Ernoul»: è il ms. E del sig. di Mas Latrie (Ernoul, p. XXXIX). La stessa cosa può dirsi del ms. di Berna 340 (indicato pure nell'Hist. litt., p. 683), il B del signor di Mas Latrie. Nel suo Essai de classification des continuateurs de Guillaume de Tyr (in appendice all'edizione d'Ernoul), il signor di Mas Latrie parla giudiziosamente (XXXIX, e p. 483) del ms. 770, ma non indica i mss. 12203 e 24210. P. Riant, nel suo Inventaire sommarie des manuscrits de l'Eracles (Archives de l'Orient latin, I, 239-256), ha riunito con ragione i nostri tre manoscritti in un gruppo a parte. Però il titolo che dà ad essi, Estoires d'Oultremer et de la naissance de Salehadin, non conviene loro, in quanto la storia della nascita di Saladino è estranea alla forma primitiva ed è narrata solo nel romanzo Voyage du comte de Pontieu, il quale è semplicemente interpolato nella Chronique d'outre mer (v. piú innanzi).